Voglio
anche dirvi cose, che forse vi potranno
interessare. Per capire esattamente che cosa
sia oggi il sindacalismo fascista, bisogna
riportarsi a quello che fu l'Italia negli
anni immediati del dopoguerra. Le memorie
sono labili, ma coloro che si sono assunti
la grave responsabilità di guidare un
popolo, hanno l'obbligo di avere una memoria
fredda e tenace. Possono perdonare, ma non
debbono mal dimenticare.
Ora
l'Italia del dopoguerra, l'Italia sindacale
del dopoguerra, poiché vogliamo oggi limitare
la nostra considerazione a un solo aspetto
della politica italiana di quel tempo,
l'Italia sindacale del dopoguerra
rappresentava il regno dell'utopia,
dell'illusione e della confusione. Tutti quei
partiti che abbiamo disperso irrevocabilmente,
i partiti cosiddetti sovversivi, consideravano
le masse operaie, quelle delle officine e dei
campi, come una specie di armento elettorale,
che di quando in quando doveva deporre una
famosa carta nell'urna per dimostrare con
questa solenne e ormai documentatissima
menzogna costituzionale che il popolo è
sovrano. Poi avemmo l'illusione, che chiamerò
dell'Oriente, di credere che basti livellare
il genere umano per renderlo felice.
Questa
è stolida follia. La natura è il
regno della disuguaglianza. Si può
nella società partire da un minimo
denominatore comune, ma la natura, la forza
delle cose, la vita stessa dei popoli,
inducono a disuguaglianze necessarie. Come
negli individui, nelle categorie sociali, così
nelle Nazioni, vi sono popoli che salgono agli
orizzonti, popoli che sono fermi, popoli che
muoiono.
Quando
il Fascismo s'impadronì della valle
padana e annientò tutte le
organizzazioni antifasciste, cioè tutte
le organizzazioni controrivoluzionarie (e la
controrivoluzione antifascista va
dall'anarchia al liberalismo), ci trovammo il
problema sindacale sulle braccia. Migliaia di
contadini, migliaia di braccianti vennero ad
ingrossare le nostre file. I nostri avversari,
i nostri nemici, ritenevano che costoro
fossero dei prigionieri. Siamo così
franchi nelle nostre cose, così
schietti nelle nostre ammissioni che possiamo
anche ammettere che un'aliquota di costoro non
capissero bene dove andavano. Ma oggi tutto
è passato, tutto è lontano
finanche nelle memorie, oggi le masse rurali
delle campagne italiane sono fermamente devote
al Regime fascista, alla causa della
rivoluzione.
Non
solo, ma questa penetrazione, che per alcuni
anni si era limitata sino alle masse rurali
che si trovavano in particolari condizioni,
oggi va attuandosi anche nel cosiddetto
proletariato delle grandi città. Stiamo
penetrando in ambienti e in fortilizi che
parevano chiusi alle nostre conquiste: sopra
tutto stiamo penetrando nelle anime. L'adunata
di 10.000 operai milanesi al Colosseo dev'essere
considerata come un evento storico di prim'ordine,
in quanto per la prima volta le masse operaie
del proletariato industriale venivano da
lontano, spontaneamente, a rendere omaggio e
ad ascoltare la parola del Capo del Fascismo,
del Capo della Rivoluzione fascista.
Voglio
fare un elogio al popolo italiano. Quando
decisi di salvare la lira, perché non
ammettevo che diventasse un biglietto
tranviario bucato, sapevo che avrei imposto
sacrifici durissimi soprattutto alla
popolazione lavoratrice, che ha nei suoi
salari dei margini più che modesti.
Scontavo quindi con perfetta coscienza e
chiara visione questa necessità.
Ebbene, oggi che la battaglia della lira può
dirsi felicemente conclusa, debbo dichiarare
che le difficoltà, le mormorazioni, i
«mugugni», le sobillazioni sono
venuti a me da tutte le categorie, esclusa la
massa del popolo italiano.
È
necessario che gli Italiani sappiano, che il
mondo intero sappia, che gli operai e i
contadini italiani hanno accettato una
diminuzione dei loro salari che si può
cifrare gloriosamente in qualche miliardo:
hanno quindi contribuito per la loro parte
magnificamente a quelle che erano le necessità
della battaglia della lira. Ciò non
deve essere dimenticato e non sarà
dimenticato.
Non
ho bisogno di ripetervi tutto quello che il
Regime fascista ha fatto per il popolo
italiano. Prima di essere criminoso, è
semplicemente idiota pensare che un Governo
cosciente dei suo fini, com’è il
Governo fascista, non vada con cuore aperto
verso le masse del popolo italiano. Il
Fascismo, sarà bene riproclamarlo, non
è sorto a difesa di determinate classi,
a difesa di determinati interessi o di
determinate categorie, ma è stato un
movimento sano del popolo italiano e movimento
di popolo intende restare. Tutta l'opera del
Governo fascista, anche quella minuta
quotidiana, tutta la legislazione del Governo
fascista è stata diretta a un solo
scopo: quello di migliorare materialmente e
moralmente il popolo italiano. Da questo punto
di vista il Regime fascista, - che secondo
taluni sarebbe impersonato in quel bieco
tiranno che in questo momento ha il piacere di
parlare a voi - il Regime fascista è,
in fatto di legislazione sociale,
all'avanguardia di tutte le Nazioni, anche di
quelle che battono bandiera sovietica o
bandiera democratica.
Siamo
ancora nella fase sindacale. Io credo che vi
interesserà di sapere quel che io penso
circa la durata di questa fase sindacale. La
durata non sarà breve, cioè
rimarremo per molto tempo ancora su quella che
io chiamo la fase sindacale. E ciò per
ragioni di ordine generale, per il fatto che
la crisi europea non è ancora sanata e
vi sono ancora delle incognite all'orizzonte,
delle incognite gravi. In secondo luogo
bisogna perfezionare l'ordinamento sindacale,
perfezionarlo nel suo inquadramento, nei suoi
dirigenti, nella sua costituzione organica.
Qualche
volta i malinconici, che sono agli angoli
della strada e non si rendono conto, o non
vogliono rendersi conto, di quello che accade,
muovono critiche e fanno riserve su quello che
è l'inquadramento sindacale del popolo
lavoratore italiano. Ebbene, con piena
coscienza di causa, io dichiaro che i
dirigenti del movimento sindacale italiano
sono, nella loro quasi totalità, degni
della loro missione, degni della loro
responsabilità.
Bisogna
reagire energicamente non solo contro i
profittatori, i quali pensano che la
rivoluzione possa essere un affare personale
che si concluda magari in un vitalizio;
bisogna reagire contro tutti coloro che
pensano di agganciare una loro precisa
questione personale a quel vasto e complesso
fenomeno che è la rivoluzione fascista;
ma bisogna anche reagire contro tutti i
calunniatori, contro tutti i vociferatori,
contro tutti i disfattisti, i quali da un
episodio vogliono trarre una regola universale
e attraverso un incidente tentano di
calunniare un intero movimento.
Occorre
ancora migliorare qualitativamente le nostre
masse, far circolare la linfa vitalissima
della nostra dottrina nell'organismo sindacale
italiano. Quando queste tre condizioni si
siano realizzate, noi passeremo, audacemente
ma metodicamente, alla terza e ultima fase: la
fase corporativa dello Stato italiano. Il
secolo attuale vedrà una nuova
economia. Come il secolo scorso ha vista
l'economia capitalistica, il secolo attuale
vedrà l'economia corporativa. Non vi
è altro mezzo, o camerati, per superare
la tragica antitesi di capitale e lavoro, che
è un caposaldo della dottrina marxista
che noi abbiamo superato. Bisogna mettere
sullo stesso piano capitale e lavoro, bisogna
dare all'uno e all'altro uguali diritti e
uguali doveri.
Pensate
alla profondità, alla bellezza, alla
forza della nostra rivoluzione, che affronta e
risolve questo secolare conflitto che angustia
e avvelena la vita di moltissime Nazioni del
mondo intero! Noi abbiamo osato questo, e lo
abbiamo osato perché abbiamo determinato
un'atmosfera speciale: ancora e sempre lo
spirito è la leva delle grandi cose;
senza un'atmosfera morale di entusiasmo, di
passione, di dedizione, di sacrificio non si
fa nulla: a tavolino, i grandi progetti, le
grandi imprese, la stessa legislazione restano
lettera morta quando non siano animati dal
soffro potente di un ideale.
Ecco
perché, camerati, voi non siete soltanto
degli organizzatori sindacali, ben prima
ancora siete dei fascisti, poiché solo sul
piano delle idee si conciliano gli interessi.
Gli interessi non sono che un settore della
vita, ma noi intendiamo abbracciare,
comprendere, armonizzare tutta la vita del
popolo italiano. Per questo vi dovete
considerare in ogni momento della vostra
giornata, in ogni attimo del vostro lavoro,
davanti alle piccole come alle grandi cose,
dei soldati della rivoluzione, pronti a
difenderla qui e fuori di qui, col vostro
braccio, col vostro sangue, con la vostra
vita.
|