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Colleghi
del Governo ! Camerati del Direttorio e delle
province !
La cerimonia dell'insediamento del nuovo
Direttorio del Partito ha due tempi: il primo
si svolge in questa sala oggi, il secondo si
svolgerà domani, sulla plancia di una
nave da guerra. Ho voluto che la cerimonia
dell'insediamento del nuovo Direttorio avesse
un certo rilievo, ed una certa procedura,
perché penso che d'ora innanzi tutte le
nostre manifestazioni, dalle piccole alle
maggiori, debbono avere una forma, o, per
dirla con uria frase che è di moda in
questo momento, uno stile.
Il Direttorio è quello che si potrebbe
chiamare il ministero del Partito. Il
Direttorio è 1'anima del Partito,
è 1'elemento che dirige, controlla,
coordina il Partito. La sua funzione è
quindi importantissima. Ora, non solo bisogna
mantenere il Partito in piena efficienza, ma
questa efficienza dev'essere la nostra fatica
quotidiana. Chiunque pensi che la rivoluzione
fascista possa da questo momento f are a meno
del Partito, è un illuso o un suicida.
Già nell'ordine del giorno del Gran
Consiglio si è chiaramente detto quali
sono i compiti del Partito. Il Partito
è la riserva politica e spirituale del
regime, mentre le corporazioni sono la riserva
economica, mentre la Milizia è la sua
salvaguardia militare. Il Partito deve
fascistizzare la nazione dal basso all'alto e
dall'alto al basso; il Partito deve finalmente
dare le classi dirigenti fasciste per tutte le
istituzioni maggiori e minori del regime. Sono
compiti di un'importanza enorme, che bastano
per il lavoro di tutti, e, se volete, per la
gloria di tutti.
Il trapasso dal vecchio al nuovo Direttorio
non dev'essere drammatizzato. Io sono nemico
dei drammi, anche di quelli che rrii
riguardano, quindi tutto deve essere
considerato alla stregua di un fatto che
interessa la vita del Partito e deve essere
considerato con quella calma, quel sangue
freddo, quella chiara visione degli
avvenimenti che debbono contraddistinguere la
mentalità fascista. Del resto, non c'è
nulla di nuovo. Ci può essere un
cambiamento di temperamenti, che sono faccende
personali; ma non c'è nulla di spostato
per quello che riguarda le linee generali
dell'attività del Partito. Cioè,
si continua ad essere intransigenti.
Intransigenti, perché non si può f are
a meno di essere intransigenti quando si
è fascisti; perché non si può f
are a meno di essere intransigenti contro
tutti i residui del vecchio regime; perché,
soprattutto, non si può fare a meno di
essere intransigenti contro le forze
democratiche, massoniche, demagegiche,
plutocratiche che tentano di accerchiare il
Partito.
Quindi niente mollezze. Anche se gli avversari
sono ridotti al lumicino, non bisogna mai
farsi illusioni o credere che il proprio
compito sia esaurito o che vi siano parole
definitive nella storia degli uomini.
Secondo punto. Gli uomini del nuovo Direttorio
sono in parte appartenenti a quello di prima,
a quello dimissionario, in parte sono vecchi
fascisti delle province, che ognuno di voi
deve conoscere.
Disciplina. Bisogna intendersi. La disciplina
non può essere una cosa soltanto
formale, deve essere una cosa sostanziale. Cioè
non si può essere, disciplinati
soltanto quando ciò è facile o
fa comodo, perché questa non è vera
disciplina. Bisogna essere disciplinati
soprattutto quando la disciplina costa
sacrificio o rinunzia. Quella è la vera
disciplina, la disciplina fascista.
Alcuni mesi fa, ricevendo un fiero fascista di
Toscana, 1'onorevole Scorza, io gli fissai
quattro punti, non quattordici (ilarità),
per le direttive di azione. Io dicevo che
bisogna bandire dalle nostre file i litigiosi,
quelli che non vivrebbero, che non potrebbero
vivere senza seminare intorno a sé il litigio
e la discordia.
Nvi siamo così numerosi e il regime
è così potente che noi possiamo
completamente liberarci di questa zavorra
umana. Bisogna che il fascismo nelle provincie,
ovunque, ritrovi la sua tranquillità
fraterna e bisogna che i fascisti, in quanto
uomini, sappiano tollerarsi a vicenda. Questo
è 1'equilibrio dei partiti, questo
è 1'equilibrio morale che può
dare la forza ai partiti. Quindi disciplina
rigida, che si esplichi dall'alto al basso e
dal basso all'alto. Disciplina sentita,
sostanziale, profondamente morale.
Bisogna poi che iI Partito si liberi di tutte
le posizioni provinciali che sono ancora
incerte. Altrimenti si adotterà, per
talune località irriducibili, dove la
bega è allo stato cronico, una
punizione tipica, che consiste nel bandire i
fascisti indisciplinati e litigiosi. Come
abbiamo bandito moralmente gli avversari, così
noi, d'ora innanzi, bandiremo quelle località
dove il fascismo continuasse a dare indegno
spettacolo di se stesso ! Camerati !
Vi è un altro punto che bisogna
chiarire con parole schiettissime. La più
alta espressione del regime è il
Governo; quindi tutto ciò che dal
Governo dipende e discende è fascista.
I fascisti debbono essere doppiamente
disciplinati: come fascisti e come cittadini.
Che non si crei il dissidio anacronistico,
grottesco ed assurdo di credere che 1'autorità
dello Stato fascista sia autorità dalla
quale si può prescindere, cadendo cioè
in quella mentalità demagogica, stolta
ed anarcoide, che noi abbiamo cauterizzata col
ferro e col fuoco. (Approvazioni).
Lo Stato fascista è il Governo
fascista, e il capo del Governo fascista
è il capo della rivoluzione. (Applausi
ed approvazioni).
Abbiamo dei compiti gravissimi, camerati; dei
compiti che misureranno la nostra validità
morale. Mi spiego. Viviamo nello Stato
fascista, abbiamo sepolto il vecchio Stato
demo-iberale e siamo cioè in uno Stato
che controlla tutte le forze che agiscono in
seno alla nazione. Controlliamo le forze
politiche, controlliamo le forze morali,
controlliamo le forze economiche, siamo quindi
in pieno Stato corporativo fascista. Il
compito è grave. Noi abbiamo innalzato
un edificio potente. Il Partito ha assunto una
tremenda responsabilità storica. Ora,
camerati, si è o non si è
fascisti, cioè si ha o non si ha il
senso religioso e tragico di questa necessità.
Se si ha, il compito diventa facile
relativamente. Allora i problemi non si
presentano complicati, allora le volontà
umane soccorrono per vincere le difficoltà
obiettive.
Insisto. Vi prego di considerare anche che noi
abbiamo vinto la nostra battaglia all'interno.
Oggi noi possiamo veramente dire che i vecchi
partiti son sgominati, e il vecchio regime
è putrefatto, ma la nostra battaglia
non è vinta all'estero. La nostra
battaglia all'estero è diventata dura e
sempre più difficile, e per circostanze
obiettive e per circostanze volontarie.
Noi rappresentiamo un principio nuovo nel
mondo, noi rappresentiamo 1'antitesi netta,
categorica, definitiva di tutto il mondo della
democrazia, della plutocrazia, della
massoneria, di tutto il mondo, per dire in una
parola, degli immortali principi dell"89.
Stando così le cose, e stando realmente
così, poiché questa affermazione
è il prodotto di incessanti e severe
meditazioni; stando così le cose, non
sarete stupiti che tutto il mondo degli
immortali principî, della fraternità
senza fratellanza, della uguaglianza
disuguale, della libertà con i capricci
sia coalizzato contro di noi. (Applausi).
Ecco, siamo sul piano dove la battaglia
diventa difficile, seducente, importante,
perché battere i vecchi residui dei partiti
in Italia è stata una fatica ingrata,
ma agitare un principio nuovo nel mondo e
farlo trionfare, questa è la fatica per
cui un popolo ed una rivoluzione passano alla
storia.
Non sono per abitudine ottimista, non amo
coloro che, imitando Pangloss, trovano che
tutto va bene. Vedo un periodo difficile. Ma
questo, invece di deprimerci, ci deve
inorgoglire. È fatale, è
bellissimo che ogni rivoluzione che trionfa in
un paese abbia contro di sé tutto un vecchio
mondo. (Applausi, approvazioni).
Noi spezzeremo il cerchio eventuale con una
triplice azione, mantenendo intatta la nostra
unità morale, e quella del popolo
italiano; facendo lega sul sistema
corporativo, per cui nessuna, dico nessuna,
energia del lavoro e della produzione italiana
deve andare dispersa; e, finalmente, se sarà
necessario, spezzeremo anche il cerchio
politico, poiché 1'Italia esiste e rivendica
pienamente il diritto di esistere nel mondo!
(Applausi ripetuti).
Domani mattina salirete a bordo della Cavour.
Ho dato ordine che i gerarchi provinciali del
fascismo siano salutati al loro arrivo da
salve di tredici colpi di cannone. Vi avverto
che quando spara il cannone, è
veramente la voce della patria che tuona.
Bisogna scoprirsi e tenersi in posizione di
« attenti! ». Domani vi darò
un piccolo, quasi microscopico supplemento al
discorso di oggi. Poi ritornerete alle vostre
province, con la persuasione fortissima che si
cammina e si camminerà a qualunque
costo, con la decisione di estirpare tutte le
beghe e le possibili discordie, con la
convinzione che tutto quello che accade
intorno a me mi lascia indifferente. Io non
per nulla ho prescelto a motto della mia vita:
« Vivi pericolosamente », ed a voi
dico, come il vecchio combattitore: « Se
avanzo, seguitemi; se indietreggio,
uccidetemi; se muoio, vendicatemi ».
(Una grande ovazione saluta le ultime parole
del Duce).
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