È
la seconda volta che io ho la grande ventura
di parlare in questa piazza magnifica che
è il cuore della vostra superba e
laboriosa regione, e guardando nei vostri
occhi e leggendo dentro le vostre anime io
sento che il tempo non vi ha minimamente
cambiati, sibbene rafforzati. Il Fascismo
è tal cosa che quando si è
impadronito di un'anima non la lascia più.
Dopo quattro anni, durante i quali il regime
ha compiuto un'opera gigantesca in tutti i
campi, noi, a cominciare da colui che vi
parla, siamo ancora tutti sulla breccia,
soldati fedeli alla consegna, militi di
tutte le battaglie. Nulla da fare contro di
me, nulla da fare contro di noi!
Né
le piccole subdole vociferazioni anonime degli
impotenti, degli spodestati, né le insidie
dirette o indirette degli avversari
irriducibili, né il dramma tentato o
riuscito, niente, nessuna forza al mondo potrà
farmi deflettere dal mio cammino.
Non
solo; ma io voglio dirvi cosa che scenderà
grata ai vostri spiriti inquieti. La lotta io
la cerco. Gli ostacoli io non li evito. Le
opposizioni, invece di piegarmi, mi rendono
ancora più duro, più tenace, più,
intransigente. E non vi dico questo per
esibirmi in una veste di estetismo che ripugna
profondamente al mio spirito. Vi dico questo
perché profondamente lo sento. Io ho un
dovere da compiere, ho una consegna da
rispettare. Ho preso l'impegno e la consegna
di dare la grandezza materiale e morale al
popolo italiano. Questa consegna, questo
supremo dovere non mi è stato dato da
piccole assemblee legiferanti o da circoli
politici più o meno clandestini. Mi
è stato dato, ed il retaggio è
sacro, da tutti i fascisti caduti durante gli
anni delle nostre battaglie e sento che questa
consegna mi è stata data da quasi tutto
o da tutto il popolo italiano.
Dal
popolo italiano, il quale finalmente è
uscito dal suo grado di minorità civile
in cui fu lungamente tenuto da governi inetti
ed imbelli, ed oggi guarda tranquillamente
negli occhi gli altri popoli, perché sente
che in Italia in questo scorcio del secolo
ventesimo si compie una esperienza che
è di un enorme interesse, sia pure
storico, sia pure politico, per tutti gli
Stati e per tutti i popoli.
Forse
noi siamo i portatori di un nuovo sistema
politico; siamo i portatori di un nuovo tipo
di civiltà e questo tipo di civiltà
parte da presupposti lapidari infrangibili e
fondamentali in tutte le società umane.
Le società umane non si sviluppano né
progrediscono e non grandeggiano se non c'è
il disinteresse in chi comanda. Siamo l'unico
popolo che ancora ha il coraggio di esaltare
le vittorie duramente conseguite, che non
intende di sciupare quell'incomparabile
patrimonio morale tramandatoci dai Caduti
della guerra, che vi sente un aculeo, uno
stimolo, un potente coefficiente per la sua
grandezza. Questo è il Fascismo, mentre
si avvia a celebrare il quarto anniversario
della Marcia su Roma, mentre si avvia ad
entrare nel quinto anno del regime, e non fu
mai più forte, più compatto, più
solidale di oggi!
Anzi
affermo che tutte le forze del Fascismo vanno
perfezionandosi, armonizzandosi, diventano più
complesse, ma più formidabili.
Oggi
si può dire che tutto il popolo
italiano marcia all'ombra dei nostri
gagliardetti, dai balilla nei quali noi
vediamo le grandi speranze del domani,
l'aurora che si affaccia all'orizzonte del
mondo, agli avanguardisti, anello di
congiunzione tra l'infanzia e la giovinezza,
ai militi che sono la grande riserva delle
energie guerriere della Nazione, agli
inscritti ai sindacati che ripudiano
nettamente tutte le forze distruttive, tutti
gli elementi del disordine sociale a tutti
coloro che occupano posti nelle gerarchie
dello Stato, dei comuni e delle pubbliche
amministrazioni. È una forza
grandissima che non può essere tacciata
di tirannia, perché non esiste tirannia dove
un milione di iscritti si raccoglie in un solo
partito, tre milioni nelle altre
organizzazioni e venti milioni di cittadini
sono controllati dallo Stato e si riconoscono
garantiti e protetti dallo Stato. Se mai vi fu
nella storia un regime di democrazia, cioè
uno Stato di popolo, è il nostro.
Ma
la nostra non è una democrazia
rinunciataria e vile e condiscendente agli
istinti meno nobili delle masse, una
democrazia che ha sempre paura e soprattutto
ha paura, quando ha avuto un po' di coraggio.
Non
è il liberalismo che ritiene di potere
assidersi al disopra della mischia degli
interessi e delle categorie della collettività
nazionale. Tutto ciò è da noi
ripudiato, ripudiato come disintegratore delle
virtù del popolo italiano. Noi siamo
nettissimi nelle nostre affermazioni,
nettissimi nelle nostre negazioni. Qui
è il segno della nostra forza
invincibile.
Camicie
nere!
La
nostra storia di popolo è grandemente
istruttiva. Cartagine è un pianeta nel
cielo della storia; ma Roma, Roma è
ancora oggi un astro grandeggiante sul nostro
orizzonte. Così siamo noi. Possiamo
piegarci qualche volta, ma l'anima non si
piega. Possiamo sostare, ma poi riprendiamo più
rapidamente la nostra marcia. Ed il Fascismo
questa marcia continuerà passo passo,
con energia e con passione fino a che tutte le
mete siano raggiunte.
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