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Camicie
Nere, popolo di Ancona e delle Marche, se voi
considerate questa mia visita come un premio,
io vi dichiaro che lo avete meritatamente e
ampiamente meritato. Sento con emozione
profonda che è sorto dalla vostra gente
e dalla vostra terra, il tribuno trascinante
ed irresistibile dell'intervento popolare e
l'eroe purissimo della trincea. Oggi noi
abbiamo inaugurato il nuovo palazzo delle
Poste che deve servire al respiro più
ampio della vostra città e ai suoi
traffici aumentati.
Abbiamo inaugurato il Palazzo del Littorio
dove si raccoglieranno in perfetta concordia
tutte le organizzazioni del Regime e abbiamo
inaugurato il monumento ai Caduti, che guarda
quel mare che è ancora avaro.
Di qui a molti anni, quando il fatale andare
del tempo ci avrà allontanato da questa
età, gli uomini verranno a vedere
quello che noi abbiamo compiuto in pace e in
guerra. Ricorderanno il 1915, l'anno fatale
nella storia dell'umanità, che pesa
come il 476, il 1492, il 1815. C'è un
prima e un dopo, c'è un prima della
guerra e un dopo della guerra. Non guardiamo
più al prima della guerra. Non abbiamo
nostalgia per quel tempo, per quegli uomini,
per quegli avvenimenti, per quelle dottrine,
poiché noi abbiamo bruciato i nostri
bastimenti alle nostre spalle.
E' da allora che comincia la storia d'Italia,
la vera storia d'Italia, perché se prima si
poteva pensare che la storia d'Italia fosse il
risultato più o meno complicato di
manovre diplomatiche, di intrighi di governo,
di passioni di minoranze, è solo con
l'anno 1915, col maggio radioso del 1915, che
il Popolo Italiano irrompe sulla scena
politica, caccia i trafficanti dal tempio e
diventa finalmente artefice del suo destino.
La conclusione che io traggo dinanzi a voi, in
questa giornata luminosa di sole e fervida di
speranze, è questa: che oggi il popolo
italiano e il Regime Fascista sono una unità
compatta, infrangibile, formidabile che può
sfidare, come sfida, tutti i suoi nemici e
anche l'andare del tempo.
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