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Governatore!
Il
discorso che ho l'onore e il piacere di
rivolgervi sarà di stile romano,
intonato nella sua concisione alla solenne
romanità di questa cerimonia.
Rigorosamente
esclusa ogni divagazione retorica, il mio
discorso consisterà in un elogio per
quanto avete fatto e in una precisa consegna
per quanto ancora vi resta da fare.
Ricordo
che quando nell'aprile 1924 mi faceste l'onore
di accogliermi fra i cittadini di Roma, vi
dissi che i problemi della capitale si
dividevano in due grandi serie: i problemi
della necessità e quelli della
grandezza. Dopo tre anni di regio
commissariato, nessun osservatore obiettivo può
contestare che i problemi della necessità
sono stati energicamente affrontati e in buona
parte risolti. Roma ha già un aspetto
diverso. Diecine di quartieri sono sorti alla
periferia della città che ha lanciato
le sue avanguardie di case verso il monte
salubre, verso il mare riconsacrato.
I
dati sintetici del vostro bilancio triennale
eccoli: strade nuove, aumentati mezzi di
comunicazione, miglioramento di tutti i
servizi pubblici, scuole, parchi, giardini,
assistenza sanitaria, organizzazione igienica
in difesa della salute del popolo. Nel tempo
stesso, sono riscattati dal silenzio oblioso i
Fori, come quello di Augusto, i templi, come
quello della Fortuna virile.
Tutto
ciò è innegabilmente merito
vostro. Tutto ciò si deve alla vostra
instancabile fatica e al vostro ardente
spirito di romanità antica e moderna.
Non
ci poteva essere soluzione di continuità
in questa opera. Ecco perché il Governo ha
deciso che voi, dopo essere stato per tre anni
regio commissario, siate, vorrei dire per
diritto naturale di successione, il primo
Governatore di Roma. Avete dinanzi a voi un
periodo di almeno cinque anni per completare
ciò che fu iniziato, e incominciare
l'opera maggiore del tempo secondo.
Le
mie idee sono chiare, i miei ordini sono
precisi e sono certo che diventeranno una
realtà concreta. Tra cinque anni Roma
deve apparire meravigliosa a tutte le genti
del mondo; vasta, ordinata, potente, come fu
ai tempi del primo impero di Augusto.
Voi
continuerete a liberare il tronco della grande
quercia da tutto ciò che ancora lo
intralcia. Farete dei varchi intorno al teatro
Marcello, al Campidoglio, al Pantheon; tutto
ciò che vi crebbe attorno nei secoli
della decadenza deve scomparire . . . . .
Voi
libererete anche dalle costruzioni
parassitarie e profane i templi maestosi della
Roma cristiana. I monumenti millenari della
nostra storia debbono giganteggiare nella
necessaria solitudine.
Quindi
la terza Roma si dilaterà sopra altri
colli, lungo le rive del fiume sacro, sino
alle spiaggie del Tirreno.
Voi
toglierete la stolta contaminazione tranviaria
che ingombra le strade di Roma, ma darete
nuovi mezzi di comunicazione alle nuove città
che sorgeranno in anello intorno alle città
antiche. Un rettilineo che dovrà essere
il più lungo e il più largo del
mondo porterà l'ansito del mare nostrum
da Ostia risorta fino nel cuore della città.
Darete
case, scuole, bagni, giardini, campi sportivi
al popolo fascista che lavora. Voi, ricco di
saggezza e di esperienza, governerete la città
nello spirito e nella materia, nel passato e
nell'avvenire.
Volgono
per questa vostra opera i fati specialmente
propizi.
Da
tre anni Roma è veramente la capitale
d'Italia, i municipalismi sono scomparsi. Il
Fascismo ha, fra gli altri, questo non ultimo
merito, di aver dato moralmente e
politicamente la capitale alla nazione: Roma,
oggi altissima nella nuova coscienza della
Patria vittoriosa.
Aggiungo
che il popolo romano ha dato in questi ultimi
anni, specialmente in questo che si conclude
oggi, prove ammirabili di ordine e di
disciplina. Esso è degno di vivere
nella più grande Roma che sorgerà
dalla nostra volontà tenace, dall'amore
e dal sacrificio concorde e consapevole di
tutte le genti d'Italia.
Governatore!
Al lavoro senz'altro indugio.
La
Patria e il mondo attendono l'avverarsi
dell'auspicio, il compiersi della promessa.
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