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Eccellenze
e Signori,
Ho
voluto insediare solennemente il Consiglio
nazionale delle ricerche per la stessa ragione
per la quale ne promossi, nel novembre del
1923 la formazione, nel marzo del 1927 la
riorganizzazione e ne tracciai il programma
d'azione nel messaggio del 1° gennaio del
1926 a Guglielmo Marconi.
Il
Governo fascista riafferma la sua volontà
di porre il problema della scienza e delle
ricerche scientifiche al primo piano dei
problemi nazionali. Oggi la ricerca
scientifica ha singolari e vaste esigenze.
Richiede cioè un'organizzazione
adeguata e mezzi potenti. Il genio isolato può
compiere miracoli, ma la ricerca scientifica,
sistematica risponde alle molteplici e diverse
esigenze della Nazione. La mancata visione di
questo problema ci ha portato, bisogna
apertamente riconoscerlo, a un decadimento
delle ricerche scientifiche e a una penuria di
ricercatori che è veramente
impressionante. Da questo stato di cose si
deve uscire. Dobbiamo creare la nostra falange
di ricercatori e dare a essi non la
sensazione, ma la sicurezza che potranno
vivere nella scienza e per la scienza, poiché
essi rappresentano una delle forze vitali
della Nazione. Si potrà così
preparare l'atmosfera per una ripresa degli
studi e delle ricerche scientifiche degna
delle nostre tradizioni e rispondente ai
bisogni della Patria.
Questo
compito io ho affidato al Consiglio nazionale
delle ricerche dandone la presidenza a
Guglielmo Marconi, che è vanto e gloria
della scienza italiana.
Con
la costituzione dei Comitati nazionali,
l'inquadramento degli scienziati italiani nel
Consiglio delle ricerche è ora
compiuto. Oggi esso può cominciare a
funzionare nella sua completa organizzazione.
Ma io voglio rilevare l'intensa opera che ha
svolto fino a oggi, sulla base delle direttive
da me impartite, il Direttorio del Consiglio,
il quale, nominato subito dopo la
ricostituzione di esso, ha lavorato
intensamente a preparare l'organizzazione del
Consiglio, ad avviarne l'azione, a creare gli
strumenti necessari pel suo funzionamento.
Per
la prima volta, dal 1860 a oggi, si è
compiuta un'inchiesta sugli istituti
scientifici, sugli Enti culturali, sui
periodici scientifico-tecnici. I risultati
sono raccolti in tre volumi. Mentre in altri
Stati si discute ancora sul modo di compilare
una completa bibliografia scientifica il
Direttorio ha già pubblicato la prima
annata della Bibliografia scientifica
italiana. Nel centro più importante
della nostra vita industriale, Milano,
è stato istituito un archivio tecnico
che renderà servizi notevolissimi a
chiunque gli chiederà informazioni di
carattere tecnico e scientifico. Queste le
iniziative rese di pubblica ragione, alle
quali devesi aggiungere tutto il lavoro di
organizzazione compiuto con raccolta operosità.
Il
Direttorio non ha atteso che i Comitati
nazionali si formassero per avviare alcuni
studi, rispondenti ai bisogni più
urgenti della vita nazionale, con la
formazione di alcune Commissioni, le quali
hanno già iniziato gli studi su alcuni
problemi di alto interesse nazionale, come
quello dell'alimentazione e dei fertilizzanti.
Questa
prima fase dei lavori si inquadra oggi nei
Comitati nazionali e nel Consiglio delle
ricerche completamente formato con la
partecipazione dei presidenti e dei segretari
di ciascun Comitato. Oggi io non ho che a
confermare le direttive da me esposte nel
messaggio del primo gennaio 1928. Voglio però
aggiungere alcune considerazioni, che vanno
non solo al Comitato, ma a tutta la Nazione.
Il Consiglio deve avere i mezzi necessari, e
li avrà, per assolvere il suo compito.
Ma bisogna sfrondare il terreno dagli organi
inutili, dalle Commissioni superflue e da
talune organizzazioni inefficienti che si sono
venute formando con un crescendo continuo
prima dell'istituzione del Consiglio nazionale
delle ricerche.
La
ricerca scientifica deve svolgersi senza il
vincolo e la preoccupazione dell'insegnamento.
La ricerca scientifica deve servire alla
scienza e alle esigenze nazionali. Non deve
servire a creare nuove cattedre e nuovi
insegnamenti. Il Consiglio deve essere un
organismo all'unisono con la vita della
Nazione, e quindi a contatto con gli
industriali, con gli agricoltori, coi
commerciarti, con le amministrazioni. Di qui
la necessità di un coordinamento e di
un collegamento tra le Confederazioni
sindacali e il Consiglio nazionale delle
ricerche.
Le
Confederazioni dei datori di lavoro e dei
lavoratori devono sentire e comprendere che le
ricerche scientifiche si traducono in
miglioramento ed aumento della produzione e,
in definitiva, i risultati delle ricerche
scientifiche e le indagini a tale uopo
compiute servono ad esse. Perciò le
organizzazioni sindacali devono concorrere, in
conformità del resto al primo articolo
della legge del 3 aprile 1926 n. 563, al
mantenimento del Consiglio delle ricerche
scientifiche.
Io
voglio additare come esempio alla Nazione e
alle organizzazioni sindacali stesse la
Confederazione nazionale fascista della gente
del mare e dell'aria. È questa che, per
prima, si è rivolta al Consiglio delle
ricerche, ponendosi a sua disposizione perché
studiasse i mezzi di salvataggio in mare e la
migliore utilizzazione dei combustibili delle
macchine marine, offrendo a tale scopo la
somma di lire 100.000 «con uno sforzo
che è contenuto solo dalla modestia dei
suoi mezzi». È con queste parole
che la Confederazione ha fatto la sua offerta.
Si tratta di lavoratori, i quali hanno
immediatamente compreso l'importanza del
problema.
Tra
tutti i paesi, sono i più ricchi quelli
che primi hanno compreso tale verità. E
noi assistiamo ad una sempre più
intensa ricerca scientifica, a vantaggio
dell'industria, dell'agricoltura, della
difesa, dell'economia del Paese. L'Italia non
può essere assente in questo campo.
Signori
del Consiglio, nel porgervi il mio saluto
augurale, io vi dico che l'Italia ha bisogno
di voi. Vi invito pertanto ad assumere il
vostro ufficio col sentimento di compiere un
alto dovere nazionale.
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