|
Io
sento tutto il fermento potentissimo di vita che agita
la nuova generazione della
stirpe italiana. Voi certamente avrete meditato
qualche volta su questo che si potrebbe chiamare un
prodigio nella storia del genere umano: non si fa
della retorica, se si dice che il popolo italiano
è il popolo immortale che trova sempre una
primavera per le sue speranze, per la sua passione,
per la sua grandezza. Pensiamo che appena due mila
anni or sono Roma era il centro di un Impero che non
aveva confini se non nei limiti estremi del deserto:
che Roma aveva dato la civiltà, la sua grande
civiltà giuridica, solida come i suoi
monumenti, a tutto il mondo, che aveva realizzato un
prodigio immenso che ancora ci commuove fin nelle più
intime fibre.
Poi
questo Impero decade e si sgretola. Ma non è
vero che tutti i secoli che si sono susseguiti allo
sfacelo del mondo romano siano di oscurità e di
barbarie. Ad ogni modo ecco che dopo pochi secoli lo
spirito italiano che aveva sofferto di questa eclissi
e che probabilmente, durante questo periodo di sosta,
si era armato potentemente per le nuove conquiste,
ecco lo spirito italiano che sboccia attraverso la
creazione imperitura di Dante Alighieri.
Noi
eravamo grandi nel 1300 quando gli altri popoli erano
mal vivi o non erano ancora nati alla storia. Seguono
i secoli superbi; il Rinascimento. L'Italia dice
ancora una volta la parola della civiltà a
tutte le razze, a tutti i popoli.
Un'altra
eclissi politica di divisione e di discordie: ma
è appena un secolo e il popolo italiano si
riprende, riacquista la coscienza della sua unità
storica. Roma ritorna ancora a suonare la sua fanfara
di gloria per tutti gli italiani, si riprende l'uso
delle armi che sono necessarie quando si tratta di
salvare la propria libertà, la propria
grandezza e il proprio futuro. Piccole guerre; un
unico Stato, cospirazioni, rivoluzione di un popolo,
martiri, supplizi, galere, esilii. E appena dopo un
secolo con l'ultima guerra noi realizziamo la nostra
unità politica. Accanto a questa unità
politica e geografica mancava la unità morale;
la coscienza di se stessi e dei propri destini,
sebbene con la guerra vittoriosa anche questa
formazione di coscienza è in atto. Sotto i
nostri sguardi a poco a poco l'Italia si fa nella sua
unità indistruttibile.
Il
mio Governo abolisce i campanili perché gli italiani
non vedano che l'immagine augusta della Patria. Questa
è l'opera alla quale il mio Governo intende con
tutta la sua passione e con un senso religioso di
fede. Io sono ottimista, o signori, sui destini
d'Italia! Sono ottimista per un semplice atto di
volontà, perché la volontà è una
forza grande nella vita degli individui e nella vita
dei popoli.
Bisogna
volere, fortemente volere! Solo con questa potenza di
volontà potremo superare ogni ostacolo.
Dobbiamo essere pronti a tutti i sacrifici.
Raccogliamoci
adunque in un momento di meditazione dopo questa
rapida corsa nel passato. Noi amiamo proiettare la
nostra volontà orgogliosa del nostro tempo
verso l'avvenire. Questa gioventù italiana
aspra, intrepida, irrequieta, ma fortissima, è
per me la certissima garanzia che l'Italia marcia
verso un avvenire di libertà, di prosperità
e di grandezza. Raccogliamoci in questa visione:
tendiamo tutti i nostri nervi e tutta la nostra
passione verso questo futuro che ci attende e gridiamo
con religioso fervore.
Viva
l’Italia!
|