Camerati Contadini!
Io comincio il mio discorso
col rivolgervi una domanda: la vostra memoria è buona?
(La folla risponde
entusiasticamente: SI! SI!).
Voi allora ricorderete che un
giorno io venni qui, montai su un trattore, tracciai un perimetro e annunciai
che Aprilia si sarebbe inaugurata il primo giorno dell'anno XVI dell'Era
fascista.
Ciò è
matematicamente avvenuto e fra tutti i Comuni sorti sull'Agro Pontino io vi
confesso di nutrire una sfumatura di simpatia per Aprilia, perchè
Aprilia fu fondata durante il periodo della vittoriosa guerra africana, il
giorno centosessantesimo dell'assedio economico.
(La folla urla la sua
indignazione).
Mi accorgo anche da questo
vostro urlo che avete buona memoria. Con Aprilia siamo giunti alla quarta
tappa del nostro cammino. Quando nell'aprile del 1938 avremo fondato Pomezia,
che inaugureremo il primo giorno dell'anno diciottesimo dell'Era fascista,
potremo dire di avere vinto questa guerra, potremo dire di avere compiuto in
appena un decennio quello che fu invano tentato durante venti secoli.
C'era tra l'Italia Centrale e
quella Meridionale una lacuna e dal punto di vista dell'agricoltura e dal
punto di vista della popolazione.
Questo vuoto è
colmato. Là dove non vivevano che pochi pastori, oggi vivono 60.000
abitanti, tutti contadini, tutti fedeli alla terra, pionieri meritevoli perciò
di essere posti ancora una volta all'ordine del giorno dell'intera Nazione.
Quello di oggi è un
rito particolarmente solenne, gioioso e pacifico. Poiché il popolo italiano
desidera di essere lasciato al suo lavoro intensissimo nelle terre della Madre
Patria e in quelle dell'Impero.
É nell'interesse di tutti
che questo lavoro non sia minimamente turbato. Poiché io conosco bene i
rurali d'Italia e so che essi sono sempre pronti a far zaino in ispalla e
cambiare la vanga col fucile.
Desidero anche aggiungere che
gli interessi dei coloni saranno rigorosamente rispettati. Noi vogliamo,
desideriamo che in un periodo di tempo il più breve possibile i coloni
diventino proprietari di quella terra che essi fecondano col loro sudore.
È tenendo ferma questa
solida base rurale e ostacolando lo sviluppo malsano delle grandi città
che noi conserveremo i rapporti normali ed equilibrati fra le diverse classi
della popolazione ed avremo sempre un popolo forte e arbitro dei suoi destini.
Camerati rurali di Aprilia,
di Pontinia, di Littoria e di Sabaudia!
Voi potete contare sulla mia
simpatia: è la simpatia di un uomo che ha l'orgoglio di dirvi che nelle
sue vene scorre il sangue di autentici rurali.