Camerati!
La mia visita alla Germania e
al suo Führer, il discorso che sto per pronunziare dinanzi a voi,
costituiscono un avvenimento importante nella vita dei nostri due popoli e
anche nella mia.
Le manifestazioni con le
quali sono stato accolto mi hanno profondamente commosso.
La mia visita non deve essere
giudicata alla stregua delle visite politico-diplomatiche normali e il fatto
che io sia venuto in Germania non significa che domani andrò altrove.
Non soltanto nella mia qualità di Capo del Governo italiano sono venuto
fra voi, ma è soprattutto nella mia qualità di Capo di una
Rivoluzione nazionale che ho voluto dare una prova di solidarietà
aperta e netta alla vostra Rivoluzione. E, quantunque il corso delle due
Rivoluzioni non sia stato uguale, l'obiettivo che entrambe volevano
raggiungere, e hanno raggiunto, è identico: l'unità e la
grandezza del popolo.
Fascismo e Nazismo sono due
manifestazioni di quel parallelismo di posizioni storiche che accomunano la
vita delle nostre Nazioni, risorte a unità nello stesso secolo e con la
stessa azione.
Come è stato detto, il
mio viaggio in Germania non ha scopi reconditi. Qui non si trama nulla per
dividere l'Europa già abbastanza divisa. La riaffermazione solenne
dell'esistenza e della solidità dell'Asse Roma-Berlino non è
diretta contro altri Stati, poiché noi, nazisti e fascisti, vogliamo la pace
e siamo sempre pronti a lavorare per la pace, per la pace vera e feconda, che
non ignora, ma risolve i problemi della convivenza fra i popoli.
Alla gente che, ansiosa, in
tutto il mondo si domanda che cosa può uscire dall'incontro di Berlino
- guerra o pace - il Führer e io possiamo rispondere insieme a voce alta: la
pace.
Come quindici anni di
Fascismo hanno dato un nuovo volto materiale e spirituale all'Italia, così
la vostra Rivoluzione ha dato un nuovo volto alla Germania: nuovo anche se
poggia, come accade in Italia, sulle tradizioni più nobili e imperiture
che si possono conciliare con le necessità della vita moderna.
È questo volto della
nuova Germania che ho voluto vedere; e, vedendolo, mi sono ancora di più
convinto che questa nuova Germania - forte, legittimamente fiera, pacifica -
è elemento fondamentale della vita europea.
Io credo che la causa di
molti malintesi e sospetti fra i popoli sia l'ignoranza, da parte dei
responsabili, delle realtà nuove che si formano. La vita dei popoli,
come quella degli individui, non è statica, ma è un continuo
travaglio di trasformazione.
Giudicare un popolo coi dati
e con le cognizioni o la letteratura di cinquanta o vent'anni fa, è un
errore che può essere fatale. È questo un errore che si commette
frequentemente nei confronti dell'Italia. Se le Rivoluzioni nazionali di
Germania e d'Italia fossero meglio conosciute, molte prevenzioni cadrebbero,
molti motivi di polemica non avrebbero più ragione d'essere.
Nazismo e Fascismo hanno in
comune molte concezioni della vita e della storia. Entrambi credono nella
volontà come forza determinante la vita dei popoli, come motore della
loro storia, e quindi respingono le dottrine del cosiddetto materialismo
storico e dei suoi sottoprodotti politici e filosofici. Entrambi noi esaltiamo
il lavoro - nelle sue innumerevoli manifestazioni - come il segno di nobiltà
dell'uomo; entrambi contiamo sulla giovinezza, alla quale additiamo le virtù
della disciplina, del coraggio, della tenacia, dell'amor di patria, del
disprezzo della vita comoda.
Il risorto Impero di Roma,
è la creazione di questo nuovo spirito dell'Italia. La rinascita
tedesca è ugualmente la creazione dello spirito, cioè della fede
in una idea nella quale prima credette uno solo, poi un gruppo di pionieri e
di martiri, poi una minoranza e finalmente un popolo intero.
Germania e Italia seguono lo
stesso indirizzo anche nel campo dell'autarchia economica: senza
l'indipendenza economica la stessa autonomia politica della Nazione è
compromessa e un popolo di alte capacità militari può essere
piegato dal blocco economico.
Noi abbiamo sentito il
pericolo in tutta la sua immediatezza quando cinquantadue Stati congregati a
Ginevra votarono le criminali sanzioni economiche contro l'Italia, sanzioni
che furono rigorosamente applicate, ma non ottennero lo scopo, anzi diedero
all'Italia fascista l'occasione di mostrare al mondo la sua tempra.
La Germania - per quanto
sollecitata - non aderì alle sanzioni. Non lo dimenticheremo. Qui
apparve per la prima volta in maniera chiarissima l'esistenza di una
necessaria solidarietà fra la nazista Germania e l'Italia fascista.
Quello che è ormai conosciuto nel mondo come l'Asse Berlino-Roma,
nacque nell'autunno del 1935 e ha in questi due anni magnificamente funzionato
per un sempre maggiore riavvicinamento fra i nostri due popoli e per una più
effettiva politica di pace europea.