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Non
vi sorprenda, eccellenze e signori, se io
comincio col ricordare agli Italiani che
l'Accademia d'Italia è nata il 7
gennaio dell'anno 1926, con un decreto legge
approvato dal Consiglio dei Ministri,
convertito in legge il 25 marzo successivo.
Sono dunque passati quasi quattro anni da
allora a questo 28 ottobre dell'anno VII, nel
quale l'Accademia entra ufficialmente nella
scena del mondo, e inizia il primo ciclo della
sua storia, si mette senz'altro al lavoro.
Taluno
può pensare che il periodo di
elaborazione sia stato soverchiamente lungo.
Ma per fare le Accademie, e soprattutto per
fare un'Accademia degna di Roma, dell'Italia e
del Fascismo, occorreva un certo e piuttosto
lungo periodo di preparazione spirituale,
politica, amministrativa. Occorreva ancora
ripristinare la raffaellesca Farnesina,
incomparabile sede! Non si è perduto
del tempo, lo si è scrupolosamente
impiegato. A quest'opera d'elaborazione si
è dedicato con sapienza che chiamerò
paterna, con acuto intelletto, con assidua
diligenza il vostro presidente, il quale non
da oggi può e dev'essere onorato come
un benemerito della cultura italiana.
Quattro
anni fa si chiese e oggi si ripete: perché
un'altra Accademia? L'interrogativo esige una
risposta. Nessuna delle Accademie attualmente
esistenti in Italia compie le funzioni
assegnate all'Accademia d'Italia. O sono
Accademie limitate nello spazio, o ristrette
nella materia. Talune di esse sono celebri, e
quasi tutte, anche le minori, sono
rispettabili, ma nessuna ha il carattere
d'universalità dell'Accademia d'Italia.
Questa nasce dopo due avvenimenti destinati a
operare formidabilmente nella vita e nello
spirito di un popolo: la guerra vittoriosa e
la Rivoluzione fascista. Nasce, mentre sembra
esasperarsi, nel macchinismo e nella sete di
ricchezza, il ritmo della civiltà
contemporanea; nasce quasi a sfida contro lo
scetticismo di coloro i quali da molti, sia
pure gravi, sintomi prevedono un'eclissi dello
spirito che sembra ormai rivolto soltanto a
conquiste di ordine materiale.
Questo
carattere dell'Accademia d'Italia appare,
sotto altri aspetti, evidente. Non è
l'Accademia d'Italia mia vetrina di celebrità
arrivate e non più disputabili; non
vuole essere e non sarà una specie di
giubilazione degli uomini insigni o un
riconoscimento più o meno tardivo dei
loro meriti; non sarà soltanto questo.
Voi vedete tra gli accademici delle quattro
categorie uomini di origini, di temperamenti,
di scuole diverse; uomini rappresentativi di
un dato momento sono al lato di uomini
rappresentativi di un momento successivo, o
attuale, o futuro. L'Accademia è
necessariamente eclettica, perché non può
essere monocorde.
Nell'Accademia
passa così la vita dello spirito, la
quale è continua, e complessa, e
unitaria: dalla musica alla matematica, dalla
filosofia all'architettura, dall'archeologia
al futurismo. Nell'Accademia è l'Italia
con tutte le tradizioni del suo passato, le
certezze del suo presente, le anticipazioni
del suo avvenire.
L'importanza
di un'Accademia nella vita di un popolo può
essere immensa, specialmente se essa convogli
tutte le energie, le scopra, le disciplini, le
elevi a dignità. Si può
immaginare l'Accademia come il faro della
gloria che addita la via e il porto ai
naviganti negli oceani inquieti e seducenti
dello spirito. La sorte di questi naviganti
è varia: talune, naufraga alle prime
tempeste, qualche altro finisce nelle secche
della mediocrità e del mestiere, i più
dotati e i più tenaci, - il genio
è anche metodo e pazienza, - talvolta
approdano mentre il crepuscolo già
discende sulla loro vita, e qualche altro
è colpito dal destino alla vigilia del
trionfo: vi è, infine, chi tocca la
meta nell'età giovanile e virile, ma
questo fortunato immortale non può a
lungo sostare! Egli ha il dovere di levare le
ancore e di spiegare le vele per altri
itinerari e per nuove conquiste.
Eccellenze,
signore, signori!
Sono
fiero di aver fondato l'Accademia d'Italia.
Sono certo che essa sarà all'altezza
del suo compito nei secoli e nei millenni
della nostra storia. Sono lieto di inaugurare
ufficialmente l'Accademia d'Italia nel simbolo
del Littorio e nel nome augusto del Re.
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