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Vi
sono tre ordini di ragioni che impongono
questa disciplina: ragioni di ordine politico,
di ordine economico, di ordine morale.
Un
uomo di governo deve essere vigilante ed
attento non solo ai discorsi che si
pronunciano nelle cerimonie ufficiali, ma
anche a tutto ciò che si elabora nella
massa profonda dei popoli. Vi sono delle
correnti altrove che non si rassegnano ancora
al fatto compiuto delle nostre frontiere.
Bisognerà dire una volta per tutte, una
volta per sempre, che se vi sono frontiere
sacre sono quelle che abbiamo raggiunto con la
guerra, ed aggiungo che se domani queste
frontiere fossero minimamente in gioco, io
pregherei S. M. il Re di snudare la spada.
Vi
sono delle ragioni economiche che impongono la
disciplina. Noi non abbiamo motivo di
nasconderle: abbiamo attraversato ed
attraversiamo un periodo di difficoltà
di ordine finanziario; le supereremo ma
dobbiamo rendercene conto, e dobbiamo reagire
con una solida disciplina interna ed esterna a
tutte le tendenze che ci condurrebbero al
facilonismo: dobbiamo salvare la nostra moneta
e per salvarla non bisogna aumentarne il
volume.
Finalmente
ci sono delle ragioni di ordine morale.
Per troppo tempo l'immagine del popolo
italiano riprodotta all'estero era quella di
un piccolo popolo disordinato,
tumultuante, irrequieto. Oggi l'immagine del
popolo italiano è fondamentalmente
diversa; e, quel che più conta, il
popolo italiano, nella sua massa profonda
delle città e delle campagne, è
perfettamente consapevole della necessità
di questa disciplina e resiste a tutte le
suggestioni ed a tutti gli eccitamenti degli
uomini dell'antico regime. E questo è
il segno della profonda maturità
raggiunta dal popolo italiano.
Non
dovete credere, o milanesi, che tutto ciò
sia effetto di considerazioni di ordine
contingente. No. Al fondo c'è un
sistema, c'è una dottrina, c'è
un'idea. Quale? Si è detto che il
secolo diciannovesimo è stupido. Non
accetto questa definizione. In genere non ci
sono secoli stupidi od intelligenti; oserei
dire che, come in tutti gli individui, me
compreso, intelligenza e stupidità sono
intermittenti. Mi rifiuto di chiamare stupido
un secolo nel quale dominatrice della civiltà
mondiale è stata l'Europa, durante il
quale le industrie, le arti, la scienza ed i
prodigi dello spirito si affermarono come in
una meravigliosa primavera.
Per
noi italiani è importante ricordare
che, senza il rifiorire delle idee di libertà
e di indipendenza che furono gettate sul mondo
dal grande ventilabro sanguinoso agitato da
Napoleone, probabilmente non avremmo trovato
il fermento primitivo per poi arrivare
all'indipendenza della Patria. Ammetto quindi
che per tutta la prima metà del XIX
secolo il liberalismo sia stata un'idea-forza;
oggi non lo è più perché le
condizioni di tempo, di ambiente e di popolo
sono profondamente mutate.
Un'altra
idea-forza è quella delle
rivendicazioni socialistiche ed anch'essa
è al declino. Tutto quello che fu
pomposamente chiamato socialismo scientifico
non è che un rottame; e un rottame
è la concezione enorme, teatrale e
grottesca di una umanità divisa in due
classi irreconciliabili; rottame è la
miseria crescente e la concentrazione del
capitale, quando si assiste a un processo
precisamente contrario; rottame, infine,
è l'idea della palingenesi sociale.
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* *
La
nostra formula è questa: tutto nello
Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla
contro lo Stato. Io credo che la polemica
politica in Italia si avvierebbe a un diverso
svolgimento se ci si rendesse conto di un
fatto, che cioè nell'ottobre del 1922
non c'è stato un cambiamento di
Ministero, ma c'è stata la creazione di
un nuovo regime politico. Parlerò
chiaro su questo argomento.
Questo
regime politico parte da un presupposto
indiscutibile e intangibile: la Monarchia e la
Dinastia. Per tutto il resto si tratta di
istituzioni che non erano perfette quando
sorsero e che oggi lo sono meno ancora.
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* *
Di
che male abbiamo sofferto noi? Di un prepotere
del Parlamento. Quale il rimedio? Ridurre il
prepotere del Parlamento. Le grandi soluzioni
non possono mai essere adottate dalle
assemblee, se le assemblee non sono state
prima convenientemente preparate. Una
battaglia o è vinta da un generale
solo, o è perduta da una assemblea di
generali. Dovete ancora considerare che la
vita moderna, rapida e complessa, presenta
continuamente dei problemi. Quando il regime
liberale sorse, le nazioni moderne avevano
allora dieci, quindici milioni di abitanti, e
piccole classi politiche ristrette, prese da
un numero determinato di famiglie, con una
speciale educazione.
Oggi
l'ambiente è radicalmente cambiato. I
popoli non possono più attendere; sono
assillati dai loro problemi, sospinti dalle
loro necessità. Queste le ragioni per
cui io metto il potere esecutivo in prima
linea fra tutti i poteri dello Stato; perché
il potere esecutivo è il potere
onnipresente e omni-operante nella vita di
tutti i giorni della Nazione.
V'ha
di più; il regime fascista si è
diffuso e dilatato in tutta la Nazione, e non
è più soltanto un Governo. Sono
settanta provincie, sono settemila comuni,
ottocentomila tesserati, sono due milioni di
contadini e di operai, sono trecentomila
militi.
Signori!
Questo regime non può essere rovesciato
che dalla forza. Coloro che credono di poterci
sbancare con delle piccole congiure di
corridoio, o con dei fiumi di inchiostro più
o meno sudicio, costoro si disingannino: i
Ministeri passano, ma un regime nato da una
rivoluzione stronca tutti i tentativi di
controrivoluzione e realizza tutte le sue
conquiste. Quella che si chiamava la rotazione
dei portafogli non esiste più, e quando
domani dovesse ricominciare, non potrebbe
svolgersi che nell'ambito del Partito
Nazionale Fascista.
Milanesi!
Ove andiamo noi in questo secolo? Bisogna
porsi delle mete per avere il coraggio di
raggiungerle. Il secolo scorso è stato
il secolo della nostra indipendenza. Il secolo
attuale deve essere il secolo della nostra
potenza. Potenza in tutti i campi, da quello
della materia a quello dello spirito. Ma quale
è la chiave magica che apre la porta
alla potenza? La volontà disciplinata.
Allora, voi vi rendete conto come oggi
l'Italia realizzi il prodigio di vedere dopo
un secolo di tentativi, di guerre, di
sacrifici, di martirii, il popolo italiano che
entra sulla scena della storia, e si investe
della coscienza dei suoi destini. Non è
più la popolazione, come un secolo fa,
divisa in sette Stati, quella popolazione che
diventò popolo; poi il popolo,
attraverso il sacrificio della guerra, diventò
Nazione. Oggi la Nazione si dà la sua
ossatura giuridica e politica e morale, e
diventa Stato.
Siamo
ormai alla cima perfetta. Tutto questo ci
impone dei rudi doveri, e un alto e
consapevole senso di responsabilità non
soltanto collettiva, ma individuale. Ognuno di
voi deve considerarsi un soldato; un soldato
anche quando non porta il grigio-verde, un
soldato anche quando lavora, nell'ufficio,
nelle officine, nei cantieri, o nei campi; un
soldato legato a tutto il resto dell'esercito;
una molecola che sente e pulsa coll'intero
organismo.
Signori!
Io credo fermissimamente nel destino di
potenza che aspetta la nostra giovane Nazione.
E tutti i miei sforzi, tutte le mie fatiche,
le mie ansie, i miei dolori sono diretti a
questo scopo. Da che cosa deriva mai in me
questo senso di fiducia, di incrollabile
fiducia? Vi è qualcosa di fatale
nell'andare del nostro popolo. Pensate al
cammino percorso durante un secolo; pensate
che i primi moti per la indipendenza italiana
sono del 1821, che l'insurrezione fascista
è del 1922. In un secolo abbiamo
realizzato dei progressi giganteschi. Oggi
questo movimento è accelerato; è
accelerato dalla nostra volontà, e
tutto il popolo partecipa a questa fatica.
Vinceremo:
perché questa è la nostra precisa
volontà. Il Governo si considera come
lo stato maggiore della Nazione, che si
affatica nell'opera civile della pace. Il
Governo è insonne, perché non permette
che i cittadini siano dei poltroni; il Governo
è duro, perché considera che nello
Stato non abbiano diritto di cittadinanza i
nemici dello Stato; il Governo è
inflessibile, perché sente che in questi
tempi di ferro solo le volontà
inflessibili possono marciare. Tutto il resto
è nebbia, che si disperde ai primi
raggi del sole.
Signori!
Ho finito, perché voglio dimostrare la mia
simpatia al vostro illustre Sindaco imitandolo
anche nella tacitiana sobrietà del suo
discorso. Noi ci separiamo dopo un'ora vissuta
in una comunione indimenticabile; partiamo con
nell'animo un vibrare di sentimenti profondi:
il Risorgimento, la Guerra, la Vittoria, il
Fascismo: tutto ciò è nel
profondo del popolo, tutto ciò esiste,
tutto ciò è materia viva e
vitale della nostra storia.
In
marcia, e non fermiamoci fino a che le ultime
mete non siano raggiunte.
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