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Il
mio discorso potrebbe essere di una brevità
tacitiana e consistere nello esprimere
semplicemente la mia simpatia, ma io credo che
rimarreste un po' delusi ed allora prendo il
partito di parlare e di dirvi non tutto quello
che penso, perché allora il discorso
peccherebbe per eccesso di prolissità,
ma per dirvi alcune cose che io credo
interessanti.
Io
ho visto i medici italiani in un momento nel
quale si rivelano non solo le qualità
professionali, ma le qualità più
profonde ed umane; li ho visti, cioè,
durante la guerra; li ho visti nella prima
linea durante il combattimento, quando
operavano in condizioni tragiche, nei
cosiddetti baracchini coperti appena da un
telo di tenda, quando erano di lusso, di tela
cerata; baracchini che tremavano ad ogni
scoppio di granata. Li ho visti negli
ospedali, imperterriti, continuare operazioni,
mentre l'ospedale era il bersaglio del
bombardamento nemico. Sono episodi che restano
incancellabili nella memoria, sono scene che
lasciano traccia nella storia della vita
umana. I medici durante la guerra hanno ben
meritato della nazione. Centinaia di migliaia
di feriti, di mutilati, di combattenti, hanno
verso i medici italiani un debito di
gratitudine eterna.
Durante
questo periodo di pace i medici italiani,
specie in questo momento, hanno un importante
compito da assolvere, di natura professionale
e morale ed anche economica, come dimostrerò
fra poco. Il Governo fascista si è
preoccupato della salute del popolo italiano.
Abbiamo
cominciato prima di tutto ad attrezzare le
Università. Non bisogna nascondersi che
se dal punto di vista della dottrina la
medicina italiana è sempre
all'avanguardia in tutto il mondo, dal punto
di vista della tecnica o meglio della
attrezzatura dei nostri laboratori e delle
nostre cliniche, eravamo un po' in ritardo.
Non svelo nessun mistero se ricordo che sei
anni or sono dovemmo improvvisare nella
università di Padova un padiglione in
muratura, decoroso, decente, perché i
congressisti internazionali della chirurgia
non vedessero che a Padova si operava in
padiglioni inadatti. Anche le altre Università
non sono ancora a posto: Palermo per esempio;
a Pavia ci siamo andati, a Padova non ancora,
a Torino si lavora e a Roma c'è ancora
qualche cosa da fare. Questa è la base
dalla quale si deve partire per avere un corpo
di medici, che risponda professionalmente al
suo compito, che è di natura morale,
anche e soprattutto in questo momento.
Il
medico è come il sacerdote: accompagna
l'uomo dal principio alla fine. Il sacerdote
tutela la nostra anima e fa in modo che sia
degna della beatitudine ultraterrena. Il
medico ci protegge la salute del corpo, che
anche essa è essenziale, tanto è
vero che quando non c'è, si fa tutto il
possibile per ricuperarla. Ma su questo
settore bisogna soprattutto, a mio avviso,
prevenire. Anche qui noi siamo antiliberali e
preferiamo prevenire, piuttosto che
intervenire dopo per correggere.
Il
Governo fascista previene con tutta la sua
politica igienica che va dalle bonifiche al
risanamento dei quartieri infetti delle grandi
città, anche se talvolta è
necessario passare oltre le rispettabili manie
di quelli che non vorrebbero spostare una
pietra del passato. Qualche volta io do degli
ordini tassativi al riguardo, perché penso
che le pietre del passato sono certamente
venerabili, ma che la salute di centinaia di
migliaia di viventi è anche essa molto
interessante ai fini della potenza del popolo
italiano.
Dovete
insistere per correggere anche delle storture
che solo il medico può guarire; sono
quelle che io chiamo storture della civiltà
contemporanea, che ha dei grandissimi lati
positivi, ma anche dei lati negativi; sono i
pregiudizi della moda, che finiscono per
essere deleteri ai fini della forza. Voi
sapete qual'è la mia teoria: massimo di
natalità, minimo di mortalità; e
i due aspetti del fenomeno sono
interdipendenti.
Difatti,
quando la natalità si abbassa, non
è vero che la mortalità si
abbassi: è vero il contrario. È
vero inoltre che le Nazioni invecchiano e che
ad un certo momento la natura imporrà
le sue leggi inesorabili. Le Nazioni
invecchiate avranno il tracollo formidabile
della loro popolazione, poiché l'igiene, il
migliorato tenore di vita, tutto può
contribuire a prolungare la vita; e del resto,
voi insegnate che il prolungamento medio della
vita umana, in Italia, è salito di 12,
ma ad un certo momento la falce cade. Mi
sapete dire fra 10 o 15 anni che cosa sarà
successo nelle Nazioni che già oggi
presentano dei sintomi di senilità?
I
medici debbono insistere su quest'ordine di
problemi che appartengono alla medicina
preventiva e, nello stesso tempo, restringono
il campo che io chiamerò della medicina
repressiva. I medici vanno nelle famiglie nel
momento del bisogno, quando c'è il
malato, e molte volte più della
medicina, vale una parola. Non mai sarà
efficace il mio motto di Napoli, come nel
vostro caso: «Ascoltare con pazienza»
(dopo, io avevo aggiunto: «Operare con
giustizia»). A voi, invece, dirò
di operare con abilità, ma ascoltare,
soprattutto, con pazienza. Se voi mancaste a
questo, voi manchereste ad uno dei vostri
specifici doveri professionali.
Anche
l'argomento economico è interessante,
non solo dal punto di vista di tutta la
paccotiglia dei medicinali, che noi facciamo
venire dall'estero, ma anche dall'altro punto
di vista, ch'è più lo snobismo
che il bisogno che spinge gli italiani ad
andare nelle cliniche straniere; tanto
è vero che gli stranieri vengono nelle
cliniche italiane. Ma ci sono altri dati ed
altri aspetti del fenomeno, per cui io penso
che i medici possano influire anche sul
terreno della economia. Può sembrare
incredibile, ma sta il fatto, che quando io ho
invitato i medici italiani a sollecitare gli
italiani stessi a consumare l'uva, il consumo
dell'uva da tavola si è quasi
quintuplicato: l'uva, dai tempo dei tempi,
è sempre stata riconosciuta ottima, non
solo come nutrimento, ma come medicamento. Se
domani i medici dicessero che il riso non
è poi quell'alimento disprezzabile che
taluni pensano - soprattutto gli ex
combattenti, per via che in trincea glielo
davano troppo spesso e non sempre adeguato
nella cottura - e ciò conducesse a
consumare un solo chilogrammo di riso in più
pro capite durante l'anno, non ci sarebbe più
la crisi del riso.
Anche
nel tema più recente della civiltà
contemporanea, i medici debbono dire la loro
parola; parola del naturismo che in tutti i
paesi del mondo è ormai una cosa seria
e tale deve essere anche in Italia. Tutto ciò
non ha niente a che vedere con il nudismo. Io
sono profondamente convinto che il nostro modo
di mangiare, di vestire, di lavorare e di
dormire, tutto il complesso delle nostre
abitudini quotidiane, deve essere riformato.
Bisogna fare agire gli elementi della natura
sul nostro corpo, prima di tutto l'aria, il
sole ed il movimento, se vogliamo veramente -
secondo l'immagine carducciana - scendere tra
le grandi ombre senza il petto meschino ed il
polmone contratto.
I
medici debbono insistere perché la vita si
svolga in forma più razionale; ci
saranno allora meno malattie in giro, meno
tubercolosi, meno cancro, un minor numero di
indebolimenti che sono i risultati di una vita
che, essendo diventata nel ciclo dell'attuale
civiltà contemporanea estremamente più
movimentata e dinamica, ha bisogno di compensi
di altra natura, altrimenti non tiene. Tutto
quello che voi farete nel vostro campo per
abituare gli italiani al moto, all'aria
libera, alla ginnastica ed anche allo sport,
sarà ottimo, non solo dal punto di
vista fisico, ma dal punto di vista morale,
perché gli uomini che sono forti sono anche
saggi e sono indotti a non mai abusare delle
loro forze, come lo sono, invece, i deboli, i
vinti, quelli che qualche volta hanno la
crudeltà della loro debolezza.
Come
vedete, la missione del medico, specie nei
tempi moderni, è di una importanza
eccezionale e diventa sempre più
delicata e complessa. Su questo punto vi debbo
dire la mia opinione: io non sono tanto
favorevole all'eccessiva specializzazione; non
vorrei che, a furia di guardare l'albero, si
dimenticasse la foresta; non vorrei che a
guardare un dato elemento, un frammento del
corpo umano, si dimenticasse il complesso del
corpo umano, il quale, o signori, è
unitario e totalitario come il Regime
fascista.
Voi
potrete rendere grandi servizi al Regime con
questa opera portata sul terreno morale. II
medico, qualche volta, viene interrogato anche
su questioni che non sono legate alla
malattia; il medico, dovunque, ma specie nei
centri minori, è una grande autorità.
La gente non domanda soltanto se la bronchite
di un familiare passerà più o
meno presto, ma domanda, magari, se la crisi
economica passerà più o meno
presto. Se antifascista, lascerà cadere
quelle parole che scavano una traccia
deleteria nell'animo della povera gente, ma se
il medico è fascista convinto, non solo
per la tessera, ma per la fede, dirà le
parole della saggezza, e dirà che di
crisi economiche ce ne sono sempre state nel
mondo; dirà che questa non è una
crisi italiana, ma universale; e potrà
aggiungere che in Italia, fino ad oggi, ha
avuto aspetti meno gravi che in altri paesi
anche infinitamente più ricchi del
nostro e che il Governo fascista ha fatto, fa
e farà il possibile perché le
conseguenze di questa crisi siano alleviate
per il popolo italiano.
Camerati,
ho finito. Portate la eco di queste mie parole
a tutti i vostri colleghi raccolti nelle città
e disseminati negli ottomila Comuni d'Italia,
e dite loro che io conto anche, e soprattutto,
sui medici italiani per quanto riguarda la
difesa del Regime e gli sviluppi della
Rivoluzione fascista.
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