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DISCORSI DI BENITO MUSSOLINI

DISCORSO DEL 24 OTTOBRE 1936

Camicie Nere della X Legione, Camicie Nere della mia terra, sono passati 10 anni dal nostro ultimo incontro. In questo momento i nostri cuori battono un poco più forte e i nostri occhi si scrutano: c'è forse qualche cosa di cambiato fra noi? No, non c'è nulla di cambiato.
Io abbraccio questo periodo di tempo, lo suddivido in 3 periodi: quello che va dal '26 al '29 e che si può chiamare il periodo della conciliazione, grandissimo evento quello dell'11 febbraio 1929 che suggellava la pace tra la Chiesa e lo Stato, era un problema che pesava da 60 anni sulla coscienza della Nazione, il Fascismo l'ha risolto. Tutti coloro che lanciavano dei presagi oscuri sull'avvenire, sono rimasti mortificati ed umiliati. E' di un'importanza eccezionale nella vita di un popolo che Stato e Chiesa siano riconciliati nella coscienza dell'individuo e nella coscienza collettiva dell'intera Nazione.
Dal '29 al '34 è il periodo di costruzione dello stato corporativo, per noi Fascisti il popolo non è un'astrazione della politica, ma una realtà viva e concreta. Io soffro dei dolori del popolo. Durante questo periodo la Libia intera viene conquistata e pacificata e il Tricolore viene issato su Cupra a 1000 chilometri dal mare.
Anni XII, XIII e XIV dell'Era Fascista: il periodo dell'Impero. Un popolo senza spazio non può vivere. Un popolo portatore di una antica e magnifica civiltà come il Popolo Italiano, ha dei diritti sulla faccia della terra. Quattordici anni di preparazione spirituale dovevano essere fecondi di risultati. Il popolo combattente è stato all'altezza dell'ora storica che viene chiamato a vivere. Abbiamo conquistato non solo rovesciando le armate nemiche che i traditori della civiltà europea avevano inquadrato ed armato.
Gli orizzonti europei incupiscono sotto le brume dell'incertezza e del disordine, l'Italia offre al mondo uno spettacolo mirabile di compostezza, di disciplina, di civica e romana virtù. I popoli che non ci conoscono, che ci conoscono sotto la specie puramente letteraria, oggi sono sbalorditi dinanzi alla nostra realtà economica, politica e militare. Da questa vostra Bologna, che è stata nei secoli un faro per l'intelligenza umana, in questa Bologna che ha dato il più grande sacrificio per la causa della Rivoluzione, io desidero diventare un messaggio che deve andare oltre i monti e oltre i mari. E' un messaggio di pace, pace nel lavoro e lavoro nella pace.
E' dal 1929 che milioni e milioni di uomini, di donne e di fanciulli soffrono le conseguenze di una crisi che oramai non si può non ammettere che sia dovuta al sistema.
E' dunque un grande ramo d'ulivo che innalzo tra la fine dell'anno XIV e l'inizio dell'anno XV. Attenzione, questo ulivo spunta da un'immensa foresta: è la foresta di 8 milioni di baionette bene affilate e impugnate da giovani intrepidi e forti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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