La mia sorte
è decisa e sembra vogliate compiere l'atto con una certa
solennità. {Voci: « Forte! Forte! ». L'oratore
a questa imperiosa insistenza non può fare a meno di battere
nervosamente un bicchiere sul tavolo).
Voi
siete più severi dei giudici borghesi, i quali lasciano il
diritto alla difesa; alla difesa più ampia, la più
esauriente, anche dopo la sentenza, perché accordano dieci giorni
di tempo per produrre i motivi di ricorso. Se è deciso, se
voi ritenete che io sia indegno di militare fra di voi... («
Sì! Sì! » urlano in coro i più
scalmanati} espelletemi pure, ma io ho il diritto di pretendere
un atto di accusa in piena regola. Ma in questa assemblea il
pubblico ministero non ha ancora fatto ne la questione politica, ne
la questione morale. Io dunque sarò ghigliottinato con un
ordine del giorno che non dice niente. Qui si doveva dire: Voi siete
indegno per questi e questi motivi; ed allora io avrei accettato il
mio destino. Questo però non si è detto, e molti di
voi, se non tutti, uscirete di qui con la coscienza turbata. {Voci
assordanti: « No! No!»).
Per
quello che riguarda la questione morale ripeto ancora una volta che
son pronto a sottomettermi a qualsiasi commissione che indaghi,
inquirisca e riferisca.
Per
quanto riguarda la questione disciplinare dirò che questa non
è stata prospettata perché vi sono precedenti calzantissimi,
precedenti, però, che io non invoco, perché mi sento sicuro,
perché ho la coscienza tranquilla. Voi credete di perdermi, ma io
vi dico che vi illudete. Voi oggi mi odiate perché mi amate ancora,
perché... [applausi e fischi interrompono ancora l'oratore}.
Ma
voi non mi perderete: dodici anni della mia vita di partito sono o
dovrebbero essere una sufficiente garanzia della mia fede
socialista. Il socialismo è qualche cosa che si radica nel
sangue. Quello che mi divide ora da voi non è una piccola
questione, è una grande questione che divide il socialismo
tutto.
Amilcare
Cipriani, sul cui nome abbiamo fatta una mirabile lotta al sesto
collegio (voi la ricordate quella grande lotta?), Amilcare Cipriani
non potrà più essere vostro candidato perché egli ha
dichiarato, a voce e per iscritto, che se i suoi settantacinque anni
glielo permettessero, egli sarebbe sulle trincee a combattere contro
la reazione militarista europea, che soffoca la rivoluzione. Il
tempo dirà chi aveva ragione e chi aveva torto in questa
formidabile questione che non si era mai presentata al socialismo,
semplicemente perché non si era mai presentata nella storia umana
una conflagrazione come quella attuale, in cui milioni e milioni di
proletari sono gli uni contro gli altri. Non è cosa di tutti
i giorni quella di una guerra come Fattuale, che ha qualche
rassomiglianza con l'epopea napoleonica. Waterloo fu del 1814; forse
nel 19r4 qualche altro principio andrà per terra, qualche
altra corona andrà in frantumi, forse si salverà la
libertà, e si inizierà una nuova era nella storia del
mondo. {Mussolini parla con accento rotto dalla commozione e
parte dell'assemblea mostra di esserne vivamente compresa. Un caldo
applauso, infatti, saluta questo superbo confronto storico}.
Specialmente
nella storia del proletariato — continua Mussolini —
il quale in tutte le ore critiche mi ha visto qui, in questo stesso
posto, come mi ha visto in piazza.
Ma
vi dico fin da questo momento che non avrò remissione, non
avrò pietà alcuna, per tutti coloro che in questo
tragico momento non dicono la loro parola, sia per paura dei fischi,
o per paura delle grida di abbasso. (La stoccata, così ben
diretta contro gli illustri assenti — e quanti sono!
•— è compresa dall'Assemblea dalla quale parte un
caldo applauso}.
Non
avrò remissione, non avrò pietà — prosegue
Mussolini — per tutti i reticenti, per tutti gli ipocriti,
per tutti i vili! E voi mi vedrete ancora al vostro fianco. Non
dovete credere che la borghesia sia entusiasta del nostro
intervenzionismo; essa ringhia, ci accusa di temerarietà e
paventa che il proletariato, munito della baionetta, possa
servirsene per gli scopi suoi. (Da una parte si applaude, e
dall'altra si grida:
« No! No! »}.
Non
crediate che, strappandomi la tessera, mi interdirete la fede
socialista, m'impedirete di lavorare ancora per la causa del
socialismo e della rivoluzione. {Un caldo applauso saluta le
ultime parole che Mussolini ha pronunziate con grande energia e con
accento della più profonda convinzione. Egli scende dalla
tribuna e si apre il varco nell'immensa sala, mentre tutt'intorno
gli si stringe la feroce ressa dei giustizieri, amareggiati dalle
poche, incisive parole di colui che ha avuto la forza di assistere
senza turbamento ad una simile esplosione di odio inverecondo, che
ha avuto il coraggio di fare un nuovo atto di
fede, più solenne, più bello, appunto perché più
contrastato).