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Quando
il Presidente della Camera on. Casertano
parlava, io sentivo vibrare nella sua voce il
rimpianto del figlio eroicamente caduto.
Dopo
i discorsi degli onorevoli Lunelli e Paolucci
non vi è molto da aggiungere.
Perché
abbiamo voluto dedicare una solenne seduta
alla celebrazione dell'avvenimento? Perché or
non è molto si prevedeva un'era di
espiazione per tutti coloro che avevano voluto
la guerra.
I
nomi degli statisti che dichiararono la guerra
sono consegnati alla storia. Ma oggi io voglio
portare sulla scena il popolo del maggio 1915.
Chi di voi non sente un grido attraversare
l'anima e la carne, quando pensa alle prime
giornate della nostra passione? quando ricorda
le moltitudini di Milano, di Genova, di Roma?
Non
avete ancora nell'orecchio l'eco di quelle
canzoni ? Erano di una semplicità
elementare; e dicevano:
Le
bombe, le bombe alla mano,
il
pugnale, il pugnale all'Orsini.
Un'altra
finiva con l'invocazione alla libertà,
ma alla libertà della Nazione, che non
deve confondersi con la licenza degli
individui.
Intanto
il Poeta dallo Scoglio di Quarto aveva
lanciato la parola d'ordine.
La
folla occupava permanentemente la piazza.
A
Milano, in una rapida seduta, decidemmo di
lanciare un appello. Allora il popolo impose
la sua volontà, mentre trecento
deputati credevano di fermare la storia coi
loro biglietti di visita. Le masse
rovesciarono questo fragile schermo.
Quanti
avvenimenti da allora! Come possiamo dire di
aver vissuto veramente nel breve ciclo di
dieci anni un tempo incalcolabile di storia!
Abbiamo visto crollare gli imperi, formarsi le
repubbliche! Abbiamo raggiunto i nostri
confini al Brennero e al Nevoso, abbiamo
redento le città che furono per trenta
o quarant'anni l'ansito di generazioni.
Ma
al di là di queste conquiste
territoriali, abbiamo l'orgoglio della
Vittoria e la certezza che se fosse necessario
noi incominceremmo a combattere ancora.
Salutiamo
tutti gli uomini dell'intervento: quelli che
venivano dall'alto e quelli che venivano dal
basso. Tutti costoro sono presenti al nostro
spirito. Tutti costoro ci guardano negli occhi
e ci ammoniscono che bisogna continuare e
bisogna insistere in questa necessaria
disciplina, perché la guerra sotto diverso
nome continua ancora. Dopo aver conquistato la
sicurezza dobbiamo tendere alla potenza.
Questo
è il significato della odierna
celebrazione e da questa aula deve andare al
popolo italiano il nostro monito ed il nostro
appello.
Con
l'amore se è possibile, con la forza se
è necessario, vogliamo che tutti gli
italiani si considerino come un esercito
mobilitato per le opere di pace e se occorre
per le opere di guerra.
Noi
siamo i testimoni di questa fede e di questa
certezza. Noi vogliamo che l'Italia sia
grande, sia sicura, sia temuta!
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