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Signori
Senatori,
Con
alta e commossa parola il Presidente illustre
della vostra assemblea ha testé mirabilmente
rievocato dinanzi a voi la vita e le opere del
Duca degli Abruzzi. La sua figura di
navigatore, di esploratore, di pioniere, di
scienziato, è passata dinanzi al vostro
spirito ed insieme una serie di vicende
gloriose, che già riempirono le
cronache del mondo e oggi sono consegnate per
sempre alla Storia. Precursore ed incarnazione
compiutissimi Egli fu dell'Italiano nuovo, per
il quale il titolo, il nome, il passato, la
tradizione hanno valore solo in quante siano
stimolo al compimento di più gravi
doveri ed alla rivelazione di più forti
virtù.
Dalle
solitudini sconfinate e deserte dei Polo alle
cime inaccessibili delle montagne; dalle
immensità tempestose degli Oceani alle
inospitali lande africane; dovunque il Duca
degli Abruzzi espresse nello sforzo teso ad
una conquista il suo animo di combattente, che
durante le lunghe navigazioni per tutti i mari
aveva appreso, sin dall'adolescenza
sognatrice, l'arte del freddo ardimento e il
metodo della tenace pazienza. Non solo
l'obiettivo e il risultato felice delle
imprese, ma il «modo» sollevava i più
grandi entusiasmi fra il popolo italiano e fra
tutti i popoli civili. Egli meritava il titolo
di «Eroe» nel significato più vasto e
profondo del termine. Spregiatore degli agi,
del riposo, delle futili, se anche talvolta
inevitabili, cosiddette mondanità, Egli
amava il rischio con le sue incognite, il
pericolo con le sue seduzioni, la solitudine
coi suoi silenzi, che pongono finalmente
l'uomo a contatto con l'essenziale e l'Eterno.
Egli
fece della sua vita una ininterrotta severa
milizia e nelle opere di pace ed in quelle di
guerra preferì, al molle, il clima
duro. Taciturno, come coloro che molto videro
e molto compresero, schivo di clamori e di
onori, come i privilegiati che non sanno
sostare nemmeno per raccogliere l'alloro della
gloria, poiché una segreta, indomita volontà
Il sospinge ad andare più oltre. Anche
morendo, Egli ha rivelato la sua anima,
chiedendo di rimanere nella terra Somala da
lui, con sacrificio incessante, con
quotidiano, umile lavoro, chiamata alla
fertilità.
I
gagliardetti abbrunati delle Camicie nere si
inchinano oggi, con atto di riverenza e di
amore, sulla salma del Principe sabaudo. Egli
si avvia tra le grandi ombre, salutato dal
nostro appello, che echeggia potente dai lidi
della Madre Patria a quelli dell'Oceano
Indiano. Il Duca degli Abruzzi è
presente fra noi e presente rimarrà nel
memore, fedele cuore del Popolo.
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