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Camerati,
La vostra odierna assemblea ha all'ordine del
giorno un argomento molto importante: la
revisione dell'inquadramento sindacale,
revisione necessaria dopo 5 anni di
esperienza, e, diciamolo subito, revisione non
eversiva, ma semplicemente e fecondamente
perfezionatrice. L'ordinamento sindacale
corporativo, - ripeterlo non è mai
superfluo, - è la pietra angolare dello
Stato fascista, è la creazione che
conferisce «originalità»
alla nostra Rivoluzione. Questi ordinamenti,
coi quali il problema secolare e millenario
dei rapporti fra le classi, - reso più
acuto ed esasperato nell'attuale periodo di
civiltà capitalistica, - è stato
affrontato e composto; questi ordinamenti sono
inseparabili dal Regime, poiché lo
identificano, lo differenziano, lo distaccano
nettamente da tutti gli altri.
Lo
Stato fascista è corporativo o non
è fascista. Ciò va significato
una volta per sempre a due categorie di
persone: i trascendentali e i ritardatari.
L'inquadramento sindacale, cioè
l'organizzazione economica della Nazione, ha
superato le ardue prove di questo quinquennio.
Nessuno ha mai promesso che il regime
corporativo avrebbe dato l'immediata,
l'abbondante ricchezza a tutti gli Italiani.
L'organizzazione sindacale corporativa
è stata creata in vista dei fini
supremi della Nazione e, in subordinata, per
il benessere dei singoli individui che la
compongono.
Dall'inaugurazione
del Consiglio nazionale delle Corporazioni a
oggi sono trascorsi oltre cinque mesi.
Rivolgendovi la parola, indirizzandomi a voi,
che ho già definito lo stato maggiore
dell'economia italiana, non posso, né voglio
esimermi dall'esporvi il mio punto di vista
sulla situazione.
Avendovi
abituati al mio linguaggio duro, preciso,
senza eufemismi e reticenze, non stupirete se
vi dico che la situazione dall'ottobre
è notevolmente peggiorata in tutto il
mondo e quindi anche in Italia. È
infatti dell'ottobre del '29 lo scoppio, -
potrebbe dirsi ad alto esplosivo, - della
crisi americana. Non vi è nessun motivo
di soddisfazione per noi nel constatare che in
tutti i Paesi la depressione economica si
è acutizzata, anzi la cosa ci rattrista
profondamente, né cerchiamo in questa
constatazione alibi o giustificazioni di
sorta. Coloro che credono ai paradisi altrui
possono liberamente andare a vedere, a
sentire, a provare.
Per
quanto concerne l'Italia, quattro indici
indiscutibili caratterizzano il fenomeno nella
sua attuale fase: il numero dei protesti
cambiari; il numero dei dissesti o fallimenti;
la minore occupazione operaia; la contrazione
nelle entrate dello Stato.
Va
da sé che il Governo non assiste da
spettatore impassibile allo svolgersi del
fenomeno, né fa soltanto assegnamento sulle
forze equilibratrici e riparatrici della
natura. Invece come è suo diritto e
dovere interviene con misure di ordine
generale (sono o non sono cadute, come era
stato promesso, tutte le bardature economiche
superstiti della guerra? bardature di cui vi
risparmio la lunga enumerazione); e interviene
nei casi singoli, quando sono in gioco
interessi collettivi di qualche rilievo.
Domando:
poteva lo Stato disinteressarsi della sorte
della Cosulich, società di navigazione
e cantiere, dal momento che la Cosulich
è fattore essenziale dell'economia
della Venezia Giulia? Poteva lo Stato imitare
il non lodevole gesto di Ponzio Pilato di
fronte alle Cotonerie meridionali, una grande
industria napoletana che assicura il lavoro a
circa 10.000 operai? Poteva lo Stato rimanere
insensibile di fronte al pericolo che 81.000
piccoli depositanti della provincia di Novara
si vedessero dimezzati i loro sacri,
sudatissimi risparmi? Poteva lo Stato
rifiutare agl'industriali di aumentare la sua
percentuale di garanzia dal 65 al 75 per
cento, quando si è trattato dei 220
milioni di ordinazioni dalla Russia?
Cito
a memoria i casi più notevoli e più
recenti e trascuro i minori, quelli più
tipicamente individuali. Ma voglio tuttavia
ricordare gl'interventi statali per
l'industria del marmo, per le cotoniere del
Veneto, per le banche del Veneto e delle
Marche.
Naturalmente
coloro che sono già morti non si
possono più salvare. Il Governo
fascista non è insensibile o estraneo
alla situazione del disagio, come
l'antifascismo vociferatore e vile va
insinuando. Esso ha il polso della Nazione
nelle mani! Tutti i febbricitanti, i malati, i
naufraghi gli lanciano il loro «S.O.S.»
ma non tutti possono essere salvati; taluni
meritano anzi di colare a picco: la
maggioranza di questi ultimi appartiene alla
categoria, ampliatasi enormemente durante e
dopo la guerra, degli abborracciatori di
affari; uomini, più che intraprendenti,
temerari, acrobati dell'industria e della
finanza, supremamente e disinvoltamente
enciclopedici nelle iniziative; la loro gamma
va dal cemento alla cioccolata; dal più
pesante come il piombo, al più leggero
come la seta artificiale.
Veri
Cagliostro del mondo economico, essi
complicano tutto ciò con le
innumerevoli società a catena che sono
altre facce dello stesso prisma, con Consigli
di amministrazione che essendo composti di
semplici piantoni non amministrano e non
consigliano; con bilanci allegri, con
dividendi inventati. Questa è la vera,
l'autentica, la più pericolosa genia
antifascista, di truffatori della buona fede
del pubblico, per i quali la galera è
poca cosa, in quanto l'infinito male che essi
provocano li renderebbe, nella loro qualità
di seminatori di rovina e di miseria,
passibili e meritevoli della pena di morte! Già
alcuni esempi da Aosta a Campobasso furono
dati; d'ora innanzi sarà ben più
duramente fatto sentire che non s'inganna
impunemente il pubblico, che non impunemente
si dilapida il denaro faticosamente
risparmiato.
L'azione
del Regime, - positiva e negativa,
ausiliatrice e punitrice, - è in atto;
si svolge giorno per giorno come ognuno di voi
sa e può constatare. Nessuno che sia
intelligente e galantuomo può attendere
dei prodigi: sino a oggi, non li ha fatti
nemmeno Hoover, che è l'uomo più
potente del mondo nel Paese più ricco
del mondo. Si tratta di eliminare le punte di
maggiore disagio, di facilitare l'opera delle
forze riparatrici, di bonificare il morale dei
produttori, poiché anche il morale ha la sua
importanza nello svolgimento dei fenomeni
economici.
Gli
uomini lavorano, producono, consumano, ma
hanno anche e soprattutto un sistema nervoso,
che reagisce positivamente o negativamente -
per il gioco realissimo degli imponderabili -
sul lavoro, sulla produzione, sul consumo.
La
domanda che viene spontanea dalla mente alle
labbra è questa: a che punto siamo?
quanto durerà? È la domanda che
gli uomini delle trincee si facevano nel
passare degli anni. La stessa domanda viene
avanzata da coloro che da tre anni ormai
tengono duro nelle trincee dell'economia
italiana.
Quello
che io sto per dirvi non dovete interpretarlo
in senso assoluto, ma come un punto di vista,
risultato di un esame diligente e continuativo
della situazione. Se non accadranno eventi
imprevisti e irreparabili come una guerra - e
qui aggiungo che l'Italia ha fatto, fa e farà
tutto il possibile per evitarla -, se le fasi
del fenomeno non saranno turbate da elementi
estranei, noi stiamo già lasciandoci la
notte alle spalle e camminiamo verso l'aurora.
In
altri termini, la crisi ha toccato proprio in
questi giorni, coi nuovi tracolli americani,
la sua acme, dopo di che l'alternativa
è semplice: o la fine o la ripresa. Ma
poiché né l'economia mondiale né l'umanità
possono perire, è la ripresa che si
verificherà. Non bisogna, però,
a questo punto peccare di precipitazione:
questo ciclo della ripresa non potrà
essere inferiore a tre anni, quando si voglia
misurare, nel tempo, il trapasso dall'attuale
stato di strettezze a uno stato di relativa
prosperità.
Va
da sé che il Regime fascista porrà in
atto tutte le misure necessarie e sufficienti
per accorciare, ove sia possibile, la durata
di questo ciclo. Poiché il Regime fascista
è matematicamente sicuro di superare
anche questa, come altre non meno ardue prove.
Camerati,
dopo questa digressione torno al vostro ordine
del giorno, pur non essendomene molto
allontanato. Poiché risulta evidente che una
revisione perfezionatrice dell'ordinamento
sindacale ne aumenterà l'efficienza,
ecco un altro elemento positivo da aggiungere
agli altri che agiscono e agiranno nel
prossimo domani.
Discutete
questo problema a fondo, schiettamente, senza
preoccuparvi di mascherare i contrasti che
affiorassero (poiché il Fascismo non è
una immobile regola conventuale) fra i diversi
punti di vista; discutete ampiamente, per
tutto il tempo che sarà necessario a
chiarire le idee e a prospettare una
soluzione; io non assisterò ai vostri
lavori, pur non andando molto lontano, per
lasciarvi più liberi
nell'obiettivamente e cavallerescamente
contendere; sono sicuro che la discussione non
tralignerà mai nell'inutile prolissità
delle parole senza costrutto, poiché voi
tutti avete alto il senso della responsabilità,
chiara la nozione del momento; voi tutti
sentite che, oltre gli interessi delle forze
da voi direttamente rappresentate, sono in
giuoco gl'interessi di tutto il popolo
italiano.
Con
le vostre meditate decisioni voi renderete un
servizio alla causa della Rivoluzione
fascista, elemento fondamentale di vita per
l'Italia, luce di orientamento per gli altri
popoli.
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