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Come
è nato questo sindacalismo? dov'è
nato? quando è nato? Atto di nascita:
1921. Luogo: la Valle Padana. Modo: la
conquista e la distruzione dei fortilizi
sovversivi.
Questa
conquista e questa distruzione, necessarie,
hanno costato molto giovane sangue fascista.
Il primo sindacalismo fu dunque un
sindacalismo prettamente rurale, fu la
rivoluzione dei taglieggiati, la rivolta dei
piccoli proprietari, dei fittavoli, dei
mezzadri. In un secondo tempo c'è stata
anche l'adesione del bracciantato. Si poneva
il problema: che cosa doveva essere questo
sindacalismo? Doveva limitarsi ad essere un
sindacalismo rurale? No, i dirigenti del
Fascismo si preoccuparono di prendere
posizione nei servizi pubblici ed
allora sorse l'associazione nazionale dei
ferrovieri fascisti, che ha purificato
l'ambiente ferroviario.
Sorsero
le analoghe organizzazioni tra i
postelegrafonici, che hanno reso un ricordo
tutte le agitazioni di altri tempi: ma non
bastarono. Bisognava andare anche verso le
masse urbane, verso il proletariato
industriale.
Quindi
il sindacalismo fascista allargava il suo
raggio d'azione.
Oggi
esso raccoglie non meno di due milioni di
individui fra rurali ed industriali. È
una forza imponente. È una massa grande
che il Fascismo ed il Governo controllano in
pieno, una massa che obbedisce. È di
ieri lo scioglimento di una lega, di un
sindacato fascista, che aveva proclamato uno
sciopero intempestivo. Perché? Perché il
sindacalismo fascista è prima di tutto
educativo. Vuole una minoranza operaia
cosciente, consapevole delle necessità
della disciplina nazionale. L'onorevole Loria
dirà: Minoranza? Ma sempre nel
movimento operaio si è trattato di
minoranza.
Io
che ho una vasta esperienza che mi ha giovato
moltissimo, che mi ha reso possibile di
conoscere la psicologia delle masse, e di
avere quasi una sensibilità tattile e
visiva di quello che le masse vogliono,
pensano in un determinato momento, posso dire
all'onorevole Loria che sempre si è
trattato di minoranze; che le famose masse
evolute e coscienti, che poi non erano né
evolute né coscienti, erano guidate da
minoranze esigue, che si moltiplicavano per un
processo di inflazione nel momento in cui si
inscenava una agitazione; e ad agitazione
ultimata, a sciopero vittorioso o a sciopero
sconfitto, si dileguavano. E così
accadeva che i quarantamila metallurgici di
Milano diventavano quattromila regolarmente
iscritti al Sindacato, dei quali solo 600 in
regola con le tessere.
Sindacalismo
educativo. La guerra ha dato agli italiani, a
tutti gli italiani, la nozione della Nazione.
Non è vero, come ha affermato
l'onorevole Loria, che il proletariato sia
internazionale. Basta aprire i giornali per
assistere a questo fenomeno.
Mala
dottrina e la tattica di Gompers, in America,
non erano l'espressione più egoistica
di uno sciovinismo proletario portato a
manifestazioni di esclusivismo intransigente
di fronte a tutti i popoli e a tutte le razze?
E non si assiste continuamente al fenomeno di
lotta di operai di Francia e di altri paesi
contro la mano d'opera italiana? E ciò,
anche se la mano d'opera italiana oggi non si
presta a compiere quella che nei bei tempi si
chiamava azione di crumiraggio?
La
verità è questa: che sono le
classi più alte della società le
prime ad infrancesarsi, inglesizzarsi, ed
americanizzarsi, a prendere i costumi degli
altri popoli, spesso la psicologia, molto
spesso i difetti.
Le
classi umili, quelle che sono radicate alla
terra, quelle che sono ancora sufficientemente
barbare per non apprezzare tutti i vantaggi
del cosiddetto «comfort» moderno,
sono quelle che restano attaccate
disperatamente alla loro Patria di origine.
Altro
punto del sindacalismo fascista: il
riconoscimento della funzione storica del
capitale e del capitalismo. Qui siamo
nettamente antisocialisti. Secondo la dottrina
socialista il capitale è il mostro, il
capitalista è l'aguzzino, il vampiro.
Secondo la nostra dottrina, tutto ciò
è della cattiva letteratura; poi che il
capitalismo, con le sue virtù e con i
suoi difetti, ha dinanzi a sé alcuni secoli
di esistenza; tanto è vero che là
dove lo si era abolito, anche fisicamente, là
ritorna.
Falsa
era la concezione del socialismo che
impersonava il capitalismo in determinati
individui e si dava ad intendere che questi
individui godevano di sfruttare il povero
proletariato. Tutto ciò è
ridicolo. I capitalisti moderni sono dei
capitani di industria, dei grandissimi
organizzatori, uomini che hanno e devono avere
altissimo senso di responsabilità e
civile ed economica, uomini dai quali
dipendono il destino e il salario e il
benessere di migliaia e decine di migliaia di
operai.
Che
cosa possono chiedere questi uomini? Il
successo della Nazione. I godimenti
individuali ? Ma c'è una legge ed
è questa che è possibile di
accumulare delle ricchezze all'infinito, ma la
possibilità di goderle è
limitata.
Una
delle cose più burlesche della
letteratura socialista era quella di far
credere che la felicità degli uomini
dipendesse esclusivamente dal soddisfacimento
più o meno completo dei loro bisogni
materiali; e questo è assurdo. Il
capitalismo ha una funzione che il
sindacalismo fascista riconosce in pieno.
Così
pure il sindacalismo fascista si rende conto
che il tutto è legato ai destini della
Nazione; che se la Nazione è potente,
anche l'ultimo degli operai può tenere
alta la fronte; se la Nazione è
impotente e disorganizzata, se la Nazione
è abitata da un piccolo popolo,
disordinato, tutti ne risentono le conseguenze
e tutti devono assumere un'aria di umiliazione
e di rassegnazione, come è stato per
venti e più anni in Italia.
Collaborazione
di classe: altro punto fondamentale del
sindacalismo fascista. Capitale e lavoro non
sono due termini in antagonismo, sono due
termini che si completano; l'uno non può
fare a meno dell'altro, e quindi devono
intendersi, ed è possibile che
s'intendano. Lo dico, perché ho l'esperienza
di tre anni di governo. Tutte le crisi di
ordine sindacale, che si sono avute in questi
anni, hanno avuto la loro soluzione quasi
sempre a Palazzo Chigi, attraverso la
conciliazione degli interessi. Certo è
che lo Stato si assume dei grandi compiti; ma
nel discorso della Scala io ho dichiarato che
nella mia concezione, nella concezione del
Fascismo, tutto è nello Stato, nulla
fuori dello Stato, e soprattutto, nulla contro
lo Stato. Oggi noi veniamo a controllare tutte
le forze dell'industria, tutte le forze della
banca, tutte le forze del lavoro. Il compito
è arduo, ma l'esperienza ci conforta e
dà a noi stessi la fiducia che
l'esperimento riuscirà. Perché il
clima storico è cambiato. Riuscirà
perché le masse vanno educandosi, perché noi
le educheremo, migliorandole qualitativamente,
selezionando i quadri, respingendo gli
indegni, espellendo i poltroni. Tutto ciò
non può essere fatto in un giorno, ma
l'importante è che ciò esista e
sia applicato.
Vi
è un'altra ragione che vi spiega questa
legge. Meditando su quello che accade nelle
società contemporanee, io mi sono
convinto che si potrebbe forse stabilire
questa legge: che la vita moderna ha abolito
ogni margine. Non c'è più
margine per gli individui e non c'è più
margine nemmeno per i popoli. Nessuno, né
individuo né popolo, può permettersi
il lusso di fare quello che faceva venti anni
fa. La lotta per la vita è diventata e
sta diventando sempre più ardua. Le
società nazionali che un secolo fa
erano scarse di numero, oggi sono imponenti di
popolazione. La popolazione dell'Europa
è aumentata di alcune diecine di
milioni. Oggi non vi è individuo che
possa permettersi il lusso di commettere delle
sciocchezze e non vi è popolo che possa
darsi alla pazza gioia degli scioperi ripetuti
e permanenti. Un'ora sola, dico un'ora sola di
lavoro perduto in una officina, è già
una grave iattura di ordine nazionale. Se
ritornate col pensiero a quello che si faceva
quando si perdevano dei mesi intieri, quando
uno dei più grandi stabilimenti
dell'Italia contemporanea, stabilimento che
è un vanto dell'economia italiana, ha
avuto uno sciopero di 40 giorni semplicemente
perché si era spostata la lancetta
dell'orologio, voi vi renderete conto che
usciamo veramente dal pelago disgraziato per
andare verso la riva della saggezza.
Onorevoli
Senatori, rinunzio ad altre considerazioni e
vi prego, nella vostra alta coscienza, nel
vostro squisito senso di responsabilità,
di dare il vostro suffragio favorevole a
questo disegno di legge.
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