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Ecco:
io ho dinanzi al mio spirito la nostra Italia
nella sua configurazione geografica, nella sua
storia, nella sua gente: mare, montagne,
fiumi, città, campagne, popolo.
Seguitemi, e cominciamo dal mare. Il mare era
negletto: il Regime vi ha risospinto gli
Italiani. La marina mercantile decadeva: il
Regime l'ha risollevata. Durante questi anni
sono scesi in mare colossi potenti. I porti
erano impoveriti: il Regime li ha attrezzati e
vi ha creato le zone franche. Il lavoro vi era
discontinuo, per via degli scioperi: oggi la
disciplina delle maestranze è perfetta.
Al mare, fonte di salute e di vita, il Regime
manda ogni anno centinaia di migliaia di figli
del popolo. La passione degli italiani per il
mare rifiorisce. Vi riconoscono un elemento
della potenza nazionale.
Dal
mare eternamente mobile passiamo alle montagne
che salvaguardano la nostra più grande
pianura e costituiscono la spina dorsale della
penisola. Una politica della montagna è
in atto. I culmini glabri si ricoprono di
alberi che la Milizia forestale pianta e
protegge: due parchi, uno nel cuore delle Alpi
e un altro nel cuore degli Appennini, salvano
e conservano la superstite fauna. La politica
del Regime è diretta a mantenere la
popolazione della montagna, ai fini pacifici e
a quelli militari.
Tra
il mare e le montagne, si stendono valli e
piani: la terra nostra è bellissima, ma
angusta : 30 milioni di ettari per 42 milioni
di uomini. Un imperativo assoluto si impone:
bisogna dare la massima fecondità a
ogni zolla di terra. Il Fascismo rivendica in
pieno il suo preminente carattere contadino.
Di qui la politica rurale del Regime nei suoi
diversi aspetti: il credito agrario, la
bonifica integrale, l'elevazione morale e
politica delle genti dei campi e dei villaggi.
Solo col Fascismo i contadini sono entrati di
pieno diritto nella storia della Patria.
Volgete gli occhi sull'Agro romano e avrete la
testimonianza della profonda trasformazione
agraria in via di esecuzione.
In
tutte le città d'Italia il Regime ha
lasciato tracce della sua attività.
Talune di esse furono elevate alla dignità
di capiluoghi di provincia. Tutte ebbero
provvidenze di carattere edilizio, igienico,
scolastico, amministrativo. Roma ebbe, come di
ragione, un ordinamento particolare.
Una
Nazione esiste in quanto è un popolo.
Un popolo ascende in quanto sia numeroso,
laborioso e ordinato. La potenza è la
risultante di questo fondamentale trinomio.
Bisogna cominciare dall'inizio di ogni vita. A
ciò provvede una creazione tipica del
Regime: l'Opera nazionale per la Maternità
e l'Infanzia: nel 1928, 79 milioni sono stati
impiegati a tale scopo.
Le
generazioni che si affacciano devono trovare
delle scuole. Migliaia di edifici scolastici
sono stati costruiti: aiuti imponenti furono
concessi a molte Università. Il Regime
ha realizzato una riforma scolastica che ha
dato un nuovo stile all'insegnamento,
ripristinando la necessaria disciplina e
quella dignità che gli studi avevano
perduto col prevalere sulle tradizionali
correnti umanistiche di altre tendenze a fini
immediati. L'istruzione pubblica ha compiuto
un formidabile sbalzo innanzi: le scuole
elementari sono cresciute di numero e trovano
il loro complemento nel corso triennale di
avviamento al lavoro. Le scuole medie si sono
arricchite del liceo scientifico e
dell'istituto magistrale. Il Consiglio
nazionale delle Ricerche e l'Accademia
d'Italia costituiscono il coronamento
dell'edificio della coltura italiana.
Tutto
il sistema scolastico italiano è oggi
pervaso dallo spirito della guerra vittoriosa
e da quello della rivoluzione fascista.
Accanto alle scuole, e quasi ad integrazione
delle scuole, la gioventù è
raccolta nei Balilla e negli Avanguardisti,
speranza ed orgoglio della Patria.
Il
popolo che lavora è inquadrato nelle
istituzioni del Regime, attraverso il
sindacalismo e il corporativismo tutta la
Nazione è organizzata. Il sistema che
si basa sul riconoscimento giuridico dei
Sindacati professionali, sul contratto
collettivo, sul divieto di sciopero e di
serrata, stilla Carta del Lavoro, documento
fondamentale di cui si valuterà la
portata sempre maggiore, sulla Magistratura
del Lavoro, si é già appalesato
vitale. Il lavoro e il capitale hanno cessato
di considerare i loro antagonismi come
un'insuperabile fatalità della storia:
i contrasti inevitabili trovano il loro sbocco
pacifico attraverso a una sempre più
consapevole collaborazione di classe. Sono
stati stipulati centinaia di patti nazionali
concernenti milioni di operai. La legislazione
sociale del Regime fascista è la più
avanzata del mondo: va dalla legge sulle otto
ore all'assicurazione obbligatoria contro la
tubercolosi.
Le
classi dei datori di lavoro sono anch'esse
all'avanguardia; sopra tutto in Italia, gli
industriali si sono liberati dalla mentalità
classista e mentre la disciplina delle masse
operaie è assoluta, il senso di civismo
e di solidarietà umana nelle classi
industriali italiane costituisce un loro
titolo d'onore.
La
formidabile esperienza italiana, che si
riassume nella «Organizzazione giuridica
di tutte le forze concorrenti alla produzione»,
è oggetto di studio e viene già
indicata a modello in parecchi Paesi del
mondo, che soffrono delle dispersioni e dei
conflitti della lotta di classe. Niente
socialismo di Stato, e niente qualsiasi altro
socialismo, come qualche orecchiuto ed
orecchiante osservatore può ritenere,
perché il Regime rispetta e fa rispettare la
proprietà privata; riconosce e fa
riconoscere l'iniziativa privata, e si rifiuta
agli esperimenti socializzatori che volgono
altrove alla catastrofe; ma niente nemmeno
liberalismo indifferente dinanzi alle
coalizioni degli interessi, il cui urto,
quando non sia contenuto, può mettere a
repentaglio il benessere e la vita stessa
della Nazione.
Nei
paesi moderni, a folta popolazione, il sistema
delle comunicazioni è essenziale, non
solo per i traffici, ma per lo spirito: le
comunicazioni, in Italia, hanno, in questi
ultimi anni, realizzato progressi grandiosi:
nuovi tronchi ferroviari, elettrificazione di
linee, aumento delle linee telegrafiche,
perfezionamento modernissimo di quelle
telefoniche, autostrade, rete stradale
ordinaria in via di riparazione e di
sistemazione.
Lo
stesso balzo innanzi è stato compiuto
in tema di lavori pubblici. Vi ricordo i
formidabili consuntivi di opere pubbliche rese
note e inaugurate ad ogni 28 ottobre.
*
* *
Il
disagio morale di un tempo è finito.
Per il Regime, nord e sud non esistono: esiste
l'Italia e il popolo italiano.
Occorreva,
accanto alla sistemazione delle cose,
provvedere alla sistemazione degli spiriti, e
a un'ulteriore utilizzazione delle forze che
avevano creato il Regime. Così, lo
squadrismo diventa Milizia. E ogni squadrismo
scompare. La Milizia assume, col tempo,
aspetti sempre più definiti e compiti
sempre più vari e importanti.
*
* *
Non
basta che una potente autorità agisca
al centro: la, periferia deve rispondere con
lo stesso tono. Ecco la circolare ai Prefetti,
che stabilisce le attribuzioni delle supreme
autorità nelle provincie.
*
* *
Gli
uomini hanno bisogno della sicurezza e della
giustizia. La nuova legge, o meglio, il nuovo
codice di P. S., sostituendo ed integrando la
vecchia legge, dà allo Stato uno
strumento validissimo per proteggere i buoni
cittadini dalla violenza o dalla perversione
dei malvagi. L'amministrazione della giustizia
ha realizzato innovazioni profonde, che vanno
dall'unificazione delle Cassazioni alla
imminente riforma dei Codici. La dimostrazione
che la giustizia è il fondamento del
Regime sta nel fatto che, nell'ordinamento
gerarchico dello Stato - legge fondamentale
del Regime - il primo ed unico posto spetta al
presidente della Cassazione Unica del Regno.
Accanto
alla magistratura ordinaria è posto il
Tribunale speciale per la difesa dello Stato,
per reprimere una particolare attività
criminale contro il Regime. Malgrado le favole
spacciate a getto continuo, dall'antifascismo
internazionale, tale Tribunale è stato
severo, ma giusto; lo dicono queste veridiche
cifre: di 5046 imputati, ben oltre 4000 sono
stati assolti. Degli altri, ben 275 sono stati
condannati a pene inferiori a dieci anni; uno
solo alla pena capitale; 230 saranno liberati
entro l'anno. Confrontato coi terrori antichi
e contemporanei, quello fascista si scolora.
Il Regime è disposto, del resto, col
finire delle leggi per la difesa dello Stato,
a non prorogarle; è pronto anche ad
anticiparne la cessazione, purché
l'antifascismo superstite si rassegni
all'irrevocabile fatto compiuto, e rinunci a
tentativi assurdi, a denigrazioni ridicole e a
una letteratura catastrofica in cui il
grottesco si accoppia alla malafede.
Non
basta che il popolo sia ordinato e tranquillo
all'interno, è necessario che le forze
armate gli garantiscano la sua pace e la sua
sicurezza. Anche in questo campo il Regime ha
tracciato solchi profondi: con una legge ha
creato la Commissione suprema di difesa; con
un'altra ha stabilito l'organizzazione della
Nazione in guerra; con la legge del '25 ha
dato il nuovo ordinamento all'Esercito; con
quelle del '26 e del '27 gli ha dato uno
statuto, mentre nel '28 venivano adottate le
norme per l'azione e l'impiego delle grandi
unità. Il morale e la disciplina delle
truppe italiane sono alti come in nessun altro
Paese del mondo.
I
soldati, compiuta la premilitare, vanno alle
caserme cantando «Giovinezza». La
guerra aveva lasciato un complicato e delicato
problema di quadri. Sono stati onorati col
ducato e col maresciallato i grandi capitani
della vittoria. Sono stati sistemati gli
ufficiali in P.A.S. e quelli esonerati durante
la guerra; quelli di complemento sono stati
raccolti nell'Unione nazionale ufficiali in
congedo. È una grande riserva di uomini
che va tenuta aggiornata. I quadri
dell'Esercito sono stati migliorati. Le
vecchie, gloriose Scuole di Modena e di Torino
hanno ripreso la loro nobile missione
educativa e formativa.
Accanto
a quello per l'Esercito, il Regime ha compiuto
uno sforzo notevole per la Marina. Bisogna
considerare che la Marina è, in tempo
di pace, l'elemento che stabilisce la
gerarchia tra gli Stati. L'Aviazione è
stata creata dalle rovine in cui l'avevano
lasciata. Funzionano linee aeree civili per un
percorso di oltre 5000 chilometri.
Mi
risparmio altri dettagli. Basterà, per
concludere su questo punto, ricordare che il
Fascismo ha esaltato la vittoria e l'ha resa
operante nello spirito delle forze armate e
del popolo italiano. Per questo, il Regime
è andato incontro ai reduci di guerra,
raccolti nell'Associazione nazionale
combattenti e in quella dei Mutilati e
Invalidi, e alle famiglie dei Caduti, con le
quali fraternizzano le famiglie dei caduti
fascisti. La legge sulle pensioni dei Mutilati
e Invalidi è un titolo di gloria del
Governo fascista.
La
preparazione militare di una Nazione è
una necessità costante; il suo sviluppo
è legato alla solidità della
finanza. Anche qui il Regime ha potentemente
operato; le minute, sudice valute cartacee da
una, da due, da cinque, da dieci lire sono
scomparse, sostituite dai più nobili
metalli; si è difeso il risparmio; si
è unificata l'emissione della
circolazione; si è, con sforzo
coraggioso, stabilizzata la lira, realizzato
il pareggio e l'avanzo del bilancio dello
Stato. Siamo però ancora nel periodo
della convalescenza, come lo è, del
resto, l'economia di tutte le Nazioni europee,
anche di quelle molto più ricche della
nostra.
Forze
armate efficienti e sana finanza sono il
presupposto della politica estera di uno
Stato. Il mio discorso del 6 giugno 1928 al
Senato è riassuntivo in questa materia.
Rileggetelo. Le grandi direttive non sono, né
possono, - salvo imprevedibili avvenimenti, -
cambiare. A coloro che vogliono inutilmente
sgomentare il mondo, col rappresentare un
imperialismo italiano, ricorderemo ancora una
volta che l'Italia contiene le spese per i
suoi armamenti nei limiti delle più
elementari necessità di sicurezza e di
difesa; ricorderemo che l'Italia vuol vivere
in pace con tutti i popoli, e in particolar
modo con quelli che le stanno vicino; che
l'Italia ha stipulato patti d'amicizia e
trattati di commercio con molti Stati e che di
frequente tali atti hanno disperso nebbie,
sventato intrighi, ristabilito l'equilibrio
negli spiriti; ricorderemo che l'Italia
essendo all'interno impegnata nella sua opera
di ricostruzione economica e politica,
essendo, anzi, tutta presa dallo sforzo di
creazione di nuovi istituti, di un nuovo tipo
di civiltà, che armonizzi le tradizioni
con la modernità, il progresso con la
fede, la macchina con lo spirito e segni la
sintesi del pensiero e delle conquiste di due
secoli, l'Italia non vuole turbare la pace, ma
è pronta alla difesa dei suoi interessi
in qualsiasi parte del mondo.
Tutta
l'attività del Regime si svolge
attraverso gli organi della burocrazia. La
massa dei funzionari ufficiali e, in genere,
dei dipendenti dello Stato, merita un elogio.
Ha lavorato con coscienza, con disciplina, con
onestà. Le condizioni di questi uomini
che, con frase un po' sciupata, ma tuttavia
piena di gravità, si chiamano servitori
dello Stato, non sono brillanti.
In
questa semplice constatazione voi potete
scorgere un proposito di migliorarle. Ciò
avverrà per naturale sviluppo di cose,
per insindacabile decisione del Governo, al
momento opportuno, senza bisogno di esterne
sollecitazioni o richieste. Come sembrano
lontani i tempi in cui pochi dissennati
dipendenti dello Stato italiano facevano del
sindacalismo scioperante e scioperaiolo!
Proiezione
della potenza della Patria sono i possessi e
le Colonie. Il Dodecanneso è fuori
questione, ormai, e Rodi ritorna ad essere la
perla latina dell'Oriente. Pacificata e
consolidata la Somalia, dall'Oltre Giuba alla
Migiurtina ; risorta Massaua; progredite le
Colonie mediterranee, unite sotto lo stesso
comando, Tripoli e Bengasi sono ormai presenti
allo spirito degli Italiani come le città
della madre Patria, centinaia di pionieri vi
si dirigono, la steppa vi si colora di verde e
si punteggia di case, mentre sulle dune, -
spettacolo non più visto da secoli, -
si allineano siepi di alberi. Intanto dalle
sabbie africane, molto più benigne dei
barbari, risorgono quasi intatti i monumenti
immortali della conquista e del genio di Roma.
Non
solo degli Italiani viventi in Italia il
Regime si è preoccupato, ma anche dei
dieci milioni di Italiani sparsi per il mondo,
ai quali fa giungere la voce della Patria
attraverso una rete telegrafica italiana e ai
quali ha dato un senso d'orgoglio come non fu
mai dall'unità della Patria.
Il
quadro di tutto ciò che il Regime ha
fatto per lo Stato e per il popolo è
ben lungi dall'essere completo. Vi sono altre
attività che vanno ricordate:
l'organizzazione sportiva e l'educazione
fisica, con stadii e palestre non indegne per
amplitudine di quelle dell'antica Roma: il
Dopolavoro; il complesso delle manifestazioni
artistiche, non più abbandonate ai
singoli gruppi, ma stabilite per legge; la
ridonata dignità ai nostri massimi
teatri; il ripristino e la scoperta delle
antiche vestigia che testimoniano di quella
meravigliosa storia che è, prima e dopo
Cristo, la storia di Roma.
Fin
qui io vi ho parlato del popolo nelle sue
molteplici ed eterne espressioni; ma il popolo
italiano ha una fede, è credente,
è cattolico. L'Italia ha il privilegio
unico di ospitare il centro di una religione
da ormai due millenni. Non è per una
mera coincidenza o per un capriccio degli
uomini che tale religione si è
irradiata e si irradia da Roma. L'impero
romano è il presupposto storico del
Cristianesimo prima, del Cattolicesimo poi. La
lingua della Chiesa è ancora oggi la
lingua di Cesare e di Virgilio.
Dopo
i lunghi, tristi secoli della divisione e del
servaggio straniero, Roma doveva essere la
capitale dell'Italia risorta, poiché nessun'altra
città poteva e può essere la
capitale d'Italia, ma l'evento necessario e la
fatale conclusione della prima fase del
Risorgimento determinarono un grave dissidio,
che dal '70 in poi tormentò la
coscienza degli Italiani. Tale dissidio, vera
spina nel fianco della Nazione, è
sanato con gli accordi dell'11 febbraio.
Accordi
equi e precisi, che creano tra l'Italia e la
Santa Sede una situazione, non di confusione o
d'ipocrisia, ma di differenziazione e di lealtà.
Io penso, e non sembri assurdo, che solo in
regime di concordato si realizzi la logica,
normale, benefica separazione tra Chiesa e
Stato, la distinzione, cioè, tra i
compiti, le attribuzioni dell'una e
dell'altro. Ognuno coi suoi diritti, coi suoi
doveri, con la sua potestà, coi suoi
confini. Solo con questa premessa si può,
- in taluni campi, - praticare una
collaborazione da sovranità a sovranità.
Parlare
di vincitori o di vinti è puerile: si
parli di assoluta equità dell'accordo
che sana reciprocamente «de jure»
un'ormai definitiva, ma sempre pericolosa e
comunque penosa situazione di fatto.
La
pace tra il Quirinale e il Vaticano è
un evento di portata suprema. non solo in
Italia, ma nel mondo. Per gli Italiani basterà
ricordare che il giorno 11 febbraio del 1929
è stato dal Sommo Pontefice finalmente
e solennemente riconosciuto il Regno d'Italia
sotto la monarchia di Casa Savoja, con Roma
capitale dello Stato italiano.
Da
parte nostra, abbiamo lealmente riconosciuto
la sovranità della Santa Sede, non solo
perché esisteva nel fatto, non solo per la
quasi irrilevante esiguità del
territorio richiesto, esiguità che non
toglie nulla alla sua grandezza d'altra
natura, ma per la convinzione che il Sommo
Capo di una religione universale non può
essere suddito di alcuno Stato, pena il
declino della Cattolicità, che
significa universalità.
Abbiamo
riconosciuto alla Chiesa cattolica un posto
preminente nella vita religiosa del popolo
italiano, il che è perfettamente
naturale in un popolo cattolico quale è
il nostro e in un regime quale è quello
fascista. Anche qui il Regime è
consequenziario. Questo non significa,
è quasi superfluo il dirlo, che gli
altri culti sin qui tollerati debbano essere
d'ora innanzi perseguitati, soppressi o anche
semplicemente vessati. Stato cattolico non
significa che si debba fare ai cittadini
obbligo o pressione alcuna di seguire una
determinata fede, anche se sia quella della
maggioranza. Ma con la delimitazione delle
giurisdizioni, dei compiti, delle
responsabilità, da Stato a Stato e da
Stato a Chiesa, il cammino appare più
sgombro, l'orizzonte più sereno.
È un punto fermo messo a quindici
secoli di storia.
Anche
qui si concentra, nel diritto, una linea di
condotta che fu seguita nei fatti dal 1923 in
poi. Lo Stato fascista non è tenuto,
come si pretenderebbe dalle vaghe superstiti
cellule demomassoniche, a conservare tutte le
misure di una legislazione che fu il prodotto
di un determinato periodo storico di aspra
tensione tra Chiesa e Stato, senza ricordare
che tali leggi, col passare del tempo e
attraverso l'indulgenza agnostica e alla fine
abulica del liberalismo, diventarono delle
semplici finzioni. Avvenimenti come quelli
dell'11 febbraio sono di tale portata che
bisogna, per giudicarli, mettersi sul piano
della storia. L'anima intuitiva delle
moltitudini è, in questi casi, ben più
della intelligenza raziocinante, vicina alla
verità! L'anima del popolo ha sentito
che la soluzione dell'annosa e delicata
questione romana è un titolo d'orgoglio
e una documentazione della forza e della
solidità del Regime fascista.
Ora
non crediate che voglia commettere un peccato
di immodestia dicendo che tutta quest'opera,
di cui vi ho dato uno stringente e
parzialissimo riassunto, è stata
attivata dal mio spirito. L'opera di
legislazione, di avviamento, di controllo e di
creazione di nuovi istituti, non è
stata che una parte della mia fatica. Ve ne
è un'altra, che non è tanto
nota, ma la cui entità vi è data
da queste cifre che vi possono forse
interessare: ho concesso oltre 60.000 udienze;
mi sono interessato di 1.887.112 pratiche di
cittadini, giunte direttamente alla mia
Segreteria particolare. Tutte le volte che i
singoli cittadini, anche dei più remoti
villaggi, si sono rivolti a me, hanno ottenuto
risposta. Non basta fortemente governare,
bisogna che il popolo, anche quello lontano,
minuto, dimenticato, abbia la prova che il
Governo è composto di uomini che
comprendono, soccorrono e non si sentono
avulsi dal resto del genere umano. Per reggere
a questo sforzo, ho messo il mio motore a
regime, ho razionalizzato il mio quotidiano
lavoro, ho ridotto al minimo ogni dispersione
di tempo e di energia e ho adottato questa
massima, che raccomando a tutti gli Italiani:
il lavoro della giornata deve essere
metodicamente, ma regolarmente sbrigato nella
giornata. Niente lavoro arretrato. Il lavoro
ordinario deve svolgersi con un automatismo
quasi meccanico.
I
miei collaboratori, che ricordo con simpatia e
che dinanzi a voi voglio ringraziare, mi hanno
imitato. La fatica mi è sembrata
leggera, anche perché varia. Vi ho resistito
perché la volontà era sospinta dalla
fede. Ho assunto, come di dovere, tutte le
piccole e le grandi responsabilità.
Come
avete potuto constatare, ora che mi avvio alla
fine, il mio discorso è stato, come vi
dissi, schematico. Non ho detto tutto. Ho
molto dimenticato, ma potevo io, forse,
illustrare le duemila leggi, nelle quali,
durante sei anni, si è realizzata la
dottrina, la volontà e la fede dello
Stato fascista? Il discorso sarebbe durato
alcune settimane. L'opera fu perfetta? No,
Come tutte le opere umane, anche la mia, anche
la nostra presenta lacune e imperfezioni, ma
il proposito di tener fede alla concezione
fascista dello Stato fu onnipresente in ogni
atto, in ogni legge.
Incontestabile
merito del Fascismo è di aver dato agli
Italiani il senso dello Stato. Tutto quello
che abbiamo fatto e che vi ho riassunto,
scompare di fronte a ciò che abbiamo
fatto creando lo Stato. Per il Fascismo lo
Stato non è il «guardiano
notturno», che s'occupa soltanto della
sicurezza personale dei cittadini: non
è nemmeno un'organizzazione a fine
puramente materiale, come quello di garantire
un certo benessere e una relativa pacifica
convivenza sociale, nel qual caso, a
realizzarlo, basterebbe un consiglio
d'amministrazione; non è nemmeno una
creazione di politica pura, senza aderenze con
la realtà mutevole e complessa della
vita dei singoli e di quella dei popoli. Lo
Stato, così come il Fascismo lo
concepisce e l'attua, è un fatto
spirituale e morale, poiché concreta
l'organizzazione politica, giuridica,
economica della Nazione; e tale organizzazione
è, nel suo sorgere e nel suo sviluppo,
una manifestazione dello spirito. Lo Stato
è garante della sicurezza interna ed
esterna, ma è anche il custode e il
trasmettitore dello spirito del popolo così
come fu dai secoli elaborato nella lingua, nel
costume, nella fede.
Lo
Stato non è soltanto presente, ma
è anche passato e, sopra tutto, futuro.
È lo Stato che, trascendendo il limite
breve delle vite individuali, rappresenta la
coscienza immanente della Nazione. È lo
Stato che, in Italia, si riassume e si esalta
nella dinastia di Savoia, e nella Sacra
Augusta persona del Re.
Le
forme in cui gli Stati si esprimono, mutano,
ma la necessità rimane. È lo
Stato che educa i cittadini alla virtù
civile; li rende consapevoli della loro
missione; li sollecita all'unità;
armonizza i loro interessi nella giustizia;
tramanda le conquiste del pensiero nelle
scienze, nelle arti, nel diritto, nell'umana
solidarietà; porta gli uomini dalla
vita elementare delle tribù alla più
alta espressione di potenza umana, che
è l'Impero; affida ai secoli i nomi di
coloro che morirono per la sua integrità
o per ubbidire alle sue leggi; addita come
esempio, e raccomanda alle generazioni che
verranno, i capitani che lo accrebbero di
territorio, o i geni che lo illuminarono di
gloria.
Quando
declina il senso dello Stato e prevalgono le
tendenze dissociatrici e centrifughe degli
individui o dei gruppi, le società
nazionali volgono al tramonto. Potete voi
dubitare del futuro, dopo questo rendiconto
del passato e dati questi postulati dottrinali
ai quali terremo fede ? Né voi, né il popolo
italiano, al quale recherete le impressioni di
questa grande adunata.
Quando
ci ritroveremo a Roma fra cinque anni, il
rendiconto futuro dell'azione del Regime sarà
ancora più ricco di eventi di quello
odierno. È con questa certezza che voi
ed il popolo voterete «Sì».
Il breve monosillabo mostrerà al mondo
che l'Italia è fascista e che il
Fascismo è l'Italia.
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