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Singapore: il governo ereditario
Il futuro della città-stato del sud-est asiatico è legato ancora di più alla dinastia dei Lee. La nomina di Lee Hsien Loong a primo ministro del paese, rappresenta un’estensione non solo del governo del Partito d’Azione Popolare, ma anche di quello familiare dei Lee.Ed è quindi ragionevole pensare che anche l’orientamento delle politiche che saranno intraprese dal nuovo governo non sarà particolarmente innovativo.
Michelle Perello
La dinastia dei Lee
La famiglia dei Lee ha segnato la storia della città-stato fin da prima dell’indipendenza dalla Malesia. Lee Kuan Yew, considerato il Padre della Patria, guidò Singapore verso l’indipendenza dai britannici prima e dalla Malesia dopo. Il suo governo è durato infatti ininterrottamente dal 1959 al 1990: in quell’anno Lee Kuan Yew diede le dimissioni da premier in favore di Goh Chok Tong, il cui governo doveva essere temporaneo in attesa della salita al potere del figlio di Kuan Yew, Lee Hsien Loong. Quest’ultimo era già entrato nelle fila governative durante l’amministrazione di Goh, in qualità di vice
primo ministro, ministro delle Finanze e presidente della Banca Centrale.
L’elezione di Lee Hsien Loong, avvenuta lo scorso 12 agosto, in qualità di primo ministro è stata accolta caldamente sia dalla popolazione che dai media, proprio in ragione della sua vasta esperienza politica. Al caloroso benvenuto si sono accompagnati però timori e remore: se da un lato infatti la continuità politica, nonché familiare, sembrerebbe garantire una certa stabilità interna, dall’altro questo passaggio ereditario apparirebbe in contrasto con alcuni basilari principi di democrazia e soprattutto con la spinta innovatrice di cui Singapore ha bisogno in questo momento.
Il curriculum vitae personale e professionale del nuovo premier è in ogni caso ineccepibile: laurea in matematica e pubblica amministrazione, conseguite rispettivamente a Cambridge e Harward, a 32 anni Hsien Loong diventa generale di brigata. È l’inizio di una folgorante carriera nei meandri della politica economica nazionale: oltre alle cariche sopra citate Lee junior è stato presidente dell’Economic Review Committee, organo consiliare istituito nel 2001 al fine di fornire indicazioni al governo sulle politiche economiche da intraprendere.
Un governo a conduzione familiare e monopartitica
Il ricambio di nomi e personalità che il neo premier aveva promesso non ha soddisfatto l’opinione pubblica.
Lee Kuan Yew rimane all’interno del gabinetto con la carica di ‘ministro consigliere’: era impensabile che venisse escluso dal governo il ‘padre della patria’, in primo luogo per il suo excursus politico, e in secondo perché costituisce una sorta di garanzia alle spalle del figlio, di fronte alla parte conservatrice dell’elettorato.
Se in un certo modo però quello di Kuan Yew può essere considerato un declassamento, o almeno l’inizio di un suo graduale allontanamento dalla politica, diversa è stata la sorte toccata a Goh Chok Tong. Questi andrà a sostituire Lee junior alla presidenza della Banca Centrale, e Lee senior in qualità di ‘senior minister’. Con questa scelta il nuovo premier si assicura l’approvazione dei seguaci sia del più rigido Kuan Yew che del più liberale Chok Tong.
Le altre cariche ministeriali sono state per lo più assegnate a membri del People Action Party. Un nome per tutti è quello di Tony Tan Keng Yam, assegnato al ministero della Difesa, segretario di partito del PLA, con un curriculum eccezionale: ripetutamente Ministro delle Finanze, del Commercio e dell’Industria e dell’Educazione.
Ma al di là dei rimpasti governativi, sono soprattutto i legami di parentela del neo eletto a instillare dubbi negli abitanti di Singapore e negli osservatori internazionali.
La moglie di Hsien Loong – Mrs Ho Ching - è il direttore esecutivo della Temasek Holdings, un’agenzia di investimenti che detiene importanti quote azionarie di alcune delle più note compagnie asiatiche. Tra queste rientra anche la Singapore Telecommunications, la più grande compagnia di Singapore, che appartiene per il 65% alla Temasek, il cui capo esecutivo è il fratello del neo premier, Lee Hsien Yang.
Gran parte del potere economico privato della città-stato è quindi concentrato nelle mani della famiglia dei Lee. In questo senso non va dimenticato infatti che Lee Hsien Loong continuerà a mantenere la carica di Ministro delle Finanze, così come che i due Lee, senior e junior, sono entrambi membri del Consiglio Direttivo del “Government of Singapore Investment Corp”, che dal 1981 gestisce le riserve di valuta estera del paese.
La sfida economica
La politica economica del premier sarà quindi senza ombra di dubbio improntata al liberismo. L’attenzione continuerà a essere concentrata sulla competitività del paese in termini di attrazione degli investimenti esteri e di innovazione tecnologica.
Come le altre tigri asiatiche Singapore ha cementato la strada del suo sviluppo con i principi della libera impresa e dell’apertura al commercio estero. A differenza però degli altri paesi la città-stato si è caratterizzata per un ampio sostegno statale al settore manifatturiero, sostegno che sicuramente ha dato i suoi frutti.
Recentemente però il governo ha diversificato il proprio target, estendendo la propria protezione al settore elettronico e farmaceutico.
Ciò nonostante ad oggi il paese non naviga in buone acque: superata la crisi asiatica degli anni ‘90, combattuti gli effetti devastanti che l’epidemia della SARS ha avuto per l’intero sistema economico, Singapore e con essa il suo nuovo premier devono ora affrontare il problema demografico, la concorrenza a basso costo della manodopera cinese e più in generale il passaggio del proprio sistema economico verso un modello basato sull’intensità di capitale umano e di tecnologia.

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