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Fonte: www.repubblica.it
George, dal business alla politica
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11/10/2004 - GEORGE Walker Bush nasce il 6 luglio 1946 in Connecticut. A due anni si trasferisce con la famiglia in Texas. E' il più grande di quattro fratelli. Cresce in un ambiente impregnato di politica e morale protestante di stampo metodista. La sua educazione e i suoi studi seguono un percorso canonico: laurea nel 1968 all'Università di Yale, esattamente come il padre - l'ex presidente George Bush - e nel 1975 un Master in Business Administration ad Harvard.
Il giovane George W. Bush sembra però uscire dai binari: feste, alcol e intemperanze. Durante la guerra del Vietnam si arruola come pilota nella Guardia Nazionale del Texas che non sarà mai impegnata nel conflitto.
Ma George W. Bush "cresce". Smette di bere e diventa profondamente religioso. Nel 1977 sposa Laura Welch, che gli darà due figlie - le gemelle Barbara e Jenna, nate nel 1981 - e lo seguirà fino alla Casa Bianca.
Nel 1975 inizia la sua carriera nel mondo dell'imprenditoria: un lungo periodo nella società petrolifera Spectrum Corporation e dal 1986 nella Harken Energy Corporation. Nel 1989 acquista con alcuni soci la squadra di baseball dei Texas Rangers, che venderà nel 1998 guadagnando oltre 14 milioni di dollari.
George W. Bush non tollera che lo si chiami "George Bush Junior" ed è per questo che per distinguersi dal padre utilizza la "W" di Walker. Ma di fatto l'ombra del genitore è una costante nella sua vita. Nel 1978 si lancia in politica candidandosi alla Camera per i repubblicani ma non viene eletto. Dieci anni più tardi lavora alla campagna elettorale che porterà il padre alla Casa Bianca. A quel punto è entrato a tutti gli effetti in quel mondo della politica che sembrava detestare.
Nel novembre del 1994 arriva la consacrazione: diventa governatore del Texas con il 53,5 per cento dei voti. E quattro anni dopo è il primo governatore nella storia texana ad essere eletto per due mandati consecutivi: ottiene il 68,6 per cento dei consensi.
Nel 1999 si candida alla Casa Bianca e chiarisce da subito che non intende essere presidente per un solo mandato come suo padre. Si definisce un "conservatore compassionevole". Il suo programma ha come punti forti i tagli alle tasse per rilanciare l'economia e un piano di modifiche per il sistema scolastico. Oltre ai suoi progetti porta nella campagna elettorale il record dei fondi raccolti: 193 milioni di dollari.
George W. Bush le vince le elezioni del 2000, battendo il vice presidente in carica Al Gore. Ma le vince tra mille polemiche, dopo 36 giorni di riconteggio dei voti e battaglie legali, grazie a una decisione della Corte Suprema.
Approdato alla Casa Bianca, cerca di mettere in pratica il suo programma. In due anni riduce due volte le tasse (soprattutto sui redditi più alti) e vara il suo piano per il sistema scolastico. In politica estera si muove molto diversamente da Clinton: resta defilato sul Medio Oriente e boccia una serie di accordi internazionali, dal trattato di Kyoto sui mutamenti climatici alla Corte penale internazionale, ad alcune intese sul controllo degli armamenti compresa quella sui missili antibalistici, una pietra miliare del periodo della guerra fredda.
Poi c'è lo shock dell'11 settembre 2001. Gli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono cambiano il mondo e ovviamente cambiano anche la presidenza Bush. La lotta al terrorismo internazionale diventa la priorità assoluta della Casa Bianca che elabora la dottrina della "prevenzione": "Dobbiamo fronteggiare le minacce prima che l'America venga colpita". Il 7 ottobre parte l'attacco all'Afghanistan dei talebani che ospitano Osama Bin Laden e la sua rete terroristica.
Nel 2002 Bush tiene un discorso su quello che definisce "l'asse del male" e bolla Iraq, Iran e Corea del Nord come minacce per gli Stati Uniti e per il mondo intero. Lo sforzo bellico Usa abbatte il regime dei talebani ma gli americani non riescono a catturare Osama Bin Laden. E alla fine del 2002 Bush sembra pronto ad applicare la sua dottrina all'Iraq di Saddam Hussein, anche se non ha l'appoggio delle Nazioni Unite e di buona parte della comunità internazionale: l'invasione scatta il 20 marzo del 2003, ad aprile le truppe statunitensi assumono il controllo di Bagdad e in maggio Bush dichiara la fine del conflitto.
Sottofondo: Moto perpetuo (Paganini)
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