Fonte: Roma civica
Situato a Berlino, 20 metri sottoterra, nel giardino della cancelleria, fu il luogo funereo ove Adolf Hitler decise di trascorrere gli ultimi istanti della sua esistenza.
Il fuhrer diede ordine di costruire il bunker a partire dal 1943, quando gli alleati cominciarono a bombardare la capitale del grande reich, nonostante la propaganda avesse costantemente rassicurato il popolo tedesco circa l’invulnerabilità della Germania dai propri nemici; pronto alla fine del 1944, il fuhrer vi si trasferì all’inizio del 1945, dopo essere stato costretto a lasciare il quartier generale di Rastenburg, travolto dall’avanzata inarrestabile dei sovietici.
Il bunker della cancelleria era un luogo spettrale, umido e buio, dagli arredamenti semplici ed estremamente umili, nel quale si perdeva rapidamente il senso della realtà; fu pertanto la degna dimora per un fuhrer ormai distrutto, malato e ridotto a vero e proprio morto vivente; l’attentato di Rastenburg aveva avuto conseguenze devastanti per il suo fisico e l’atmosfera surreale del bunker, contribuì notevolmente a renderlo sempre più distaccato dal mondo reale.
Il bunker era diviso in due piani, collegati da una scala a chiocciola di 13 scalini; al piano superiore c’erano le cucine, gli appartamenti del personale, degli ospiti e del corpo di guardia delle SS, a quello inferiore, situato dunque nella parte più sicura e protetta, i 20 alloggi di Hitler e degli altri gerarchi, posti su un corridoio di 17 metri per 3; in particolare, in quelli del fuhrer, composti da 6 stanze, lo studio, fungente anche da soggiorno, arredato in maniera tutto sommato sobria e ove campeggiavano i ritratti dell’immancabile Federico II e della madre Klara, era collegato da un lato con la camera da letto, dall’altro con il bagno, che
colpiva per la sua morbosa e maniacale pulizia:
come riferito dall’ex giovane nazista pentito, Armin Lehmann, che nel bunker visse giovanissimo tra il 20 e il 30 aprile del 1945, mentre i bagni
del piano interrato, versavano in condizioni fatiscenti, a causa della rottura delle fognature, da parte dei russi, quelli di Hitler erano perfetti ed impressionavano tanto erano puliti; il giovane Lehmann ebbe occasione di entrarvi una volta e rimase fortemente sconcertato dall’enorme quantità di quello che sembrava semplice sapone e che invece fu percepito per ciò che realmente era solo alla fine della guerra, quando venne a galla l’orrore dei campi di concentramento.
Ma quei servizi igenici non erano accessibili a tutti, essendo riservati rigorosamente ad Hitler e a Eva Braun.
Il sottosuolo della cancelleria rappresentava dunque un vero e proprio piccolo mondo a sé stante, scollegato da tutto il resto.
Mentre fuori c’era l’inferno, con l’armata rossa che martellava i ruderi di una Berlino pressoché distrutta, difesa da ragazzini, vecchi e da quello che rimaneva delle grandi armate del reich, nel bunker la vita scorreva come se nulla fosse, in attesa della fine.
Il bunker della cancelleria rappresentò l’ultima dimora del leader nazista, dell’uomo che voleva dominare il mondo e che si trovava invece sprofondato, come una sorta di cadavere vivente, ben 20 metri sottoterra, totalmente privo di legame con quanto avveniva all’esterno, ove i sovietici stavano facendo a pezzi quello che rimaneva del grande reich millenario.
Nei suo ultimi giorni Hitler conduceva una esistenza allucinante, alternando monologhi interminabili e sconclusionati, che si protraevano fino a tarda notte, a momenti di sconforto, riunioni militari, ove, consultando nervosamente mappe assolutamente inattendibili, faceva riferimento ad armate e divisioni ormai annientate, a crisi di nervi, per il presunto tradimento del popolo tedesco di fronte alla devastante avanzata sovietica.
La sua divisa era costantemente unta e coperta da briciole di dolci che il fuhrer, in quelle frenetiche e convulse giornate, divorava voracemente, come colpito da una sorta di raptus, in continua successione.
In quel luogo tetro ed insalubre, illuminato da semplici lampadine, il 30 aprile del 1945, si consumò l’atto finale di quella sorta di delirio collettivo e di impero del male che fu il tenebroso mondo della svastica; alle 15,30 del pomeriggio, dopo essere scesi nei propri alloggi, Adolf Hitler ed Eva Braun, che aveva sposato la sera prima, si tolsero la vita; il giorno dopo il fedelissimo Joseph Goebbels, ministro della propaganda e della guerra totale, rimasto l’ultimo grande gerarca presente nel bunker, visti i tradimenti di Himmler e di Goring e considerata la fuga di Bormann, seguì il suo fuhrer nella morte insieme a sua moglie Magda, dopo aver
follemente ucciso i suoi 6 figli con altrettante capsule di cianuro; il nazional-socialismo chiudeva dunque la sua epoca con l’ultima, insensata follia.
Il famigerato bunker della cancelleria venne murato, sul finire degli anni ottanta, per ordine dei dirigenti di una agonizzante Germania est, vicina alla dissoluzione, ma, nel 1995, durante i lavori di costruzione della nuova cancelleria, tornò macabramente alla luce come un oscuro spettro di un torbido passato.
Francesco Ranocchi
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