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BOUMEDIENE

  

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 • Discorso di Boumediene

  



HOUARI BOUMEDIENE

Fonte: pagine di difesa

FONDAMENTALISMO ISLAMICO IN ALGERIA

 Dopo il colpo di stato del 1965 guidato dal colonnello Houari Boumediene, il FNL da depositario della legittimità rivoluzionaria diventa in breve partito unico con orientamenti antimperialisti e adotta il modello politico del socialismo islamico, inteso come prassi e non come religione.

Per un decennio l'Algeria conosce un periodo di "potere rivoluzionario", durante il quale procede alla nazionalizzazione delle ricchezze del paese e all'imposizione di una strategia di sviluppo basata sulla rivoluzione culturale. Ne deriva anche un periodo di stabilità interna, reso possibile dagli investimenti in opere d'interesse sociale effettuati dalle autorità governative, utilizzando in modo particolare i ricavi delle esportazioni di petrolio e di gas naturale.

A questo periodo risale la conflittualità con il nemico storico dell'Algeria, il Marocco, nata per questioni di frontiera, ma poi condotta per contrastare le aspirazioni di Rabat volte alla costituzione del Grande Marocco e al tempo stesso per imporre la propria supremazia sul Magreb, anche allo scopo di assicurarsi uno sbocco sulle coste atlantiche.

Successivamente Algeri alimenta il contenzioso con Rabat sostenendo il Fronte Polisario, il movimento indipendentista in lotta con il Marocco per la liberazione del Sahara Occidentale, ospitando i rifugiati saharawi in campi profughi nel deserto di Tindouf e appoggiando la loro organizzazione politica (Repubblica Araba Saharawi Democratica) e militare (Esercito di Liberazione Popolare Saharawi).

Il presidente Boumediene rimane in carica fino alla morte avvenuta per malattia nel 1979 e nello stesso anno è sostituito dal colonnello Chadli Bendjedid, che non modifica sostanzialmente la linea politica del predecessore ma che disattende le attese dei movimenti islamici d'opposizione: gli stessi auspicavano, infatti, un rimpasto della compagine governativa, da qualche tempo in discredito per avere gestito in modo clientelare le rendite delle più importanti risorse nazionali.

In risposta alla crisi del partito unico e alle difficoltà economiche del paese, nel 1982 l'ala più oltranzista del fondamentalismo algerino costituisce il Movimento Islamico Armato (MIA), un gruppo clandestino che invia in addestramento i propri adepti presso i mujahedin dell'Afghanistan e nel settembre del 1989, nonostante l'introduzione del multipartitismo determinata da una serie di sanguinose rivolte in più regioni del paese, ad Algeri si forma il Fronte Islamico di Salvezza (FIS) che ingloba il MIA e altri movimenti fondamentalisti.

Il FIS vince le elezioni comunali del 1990 e quelle regionali del 1991 e, diventando il partito maggioritario del paese, decide di tentare la scalata al potere in modo legale, ma senza offrire garanzie di mantenere l'assetto costituzionale basato sul multipartitismo. La prospettiva non trova l'assenso dell'Esercito algerino - a cui risale il potere reale - che nel gennaio del 1992 estromette il presidente Chadli Bendjedid, sospende le elezioni politiche generali e scioglie il FIS.

L'autorità di governo è affidata a un Alto Consiglio di Stato presieduto da Mohammed Boudiaff, un capo del movimento rivoluzionario richiamato dall'esilio in Marocco, che reprime duramente i sostenitori dell'opposizione islamica, ma che è assassinato solo sei mesi dopo il suo insediamento. Il FIS reagisce con il ricorso alla lotta armata contro il regime militare, ingenerando una complessa spirale di violenza destinata a trasformare l'Algeria in un "paese scannatoio".

Inizia una delle più sanguinose guerre civili del continente africano - tuttora in atto anche se in forma latente - che in poco più di un decennio provoca almeno 100.000 vittime. Alle stragi di civili e alle uccisioni di soldati e di funzionari governativi perpetrate dai gruppi integralisti più radicali, si contrappone la repressione sempre più intransigente dell'Esercito.

Durante gli anni Novanta si susseguono diverse iniziative per porre fine ai massacri, sia all'interno del paese sia a livello internazionale, fra cui nel 1996 anche quella della comunità cattolica italiana di S. Egidio, ma tutte le soluzioni negoziali sono sempre rigettate da almeno una delle parti in lotta.

L'elezione nel 1999 di Abdelaziz Bouteflika costituisce il primo concreto tentativo di troncare l'inarrestabile spirale di violenza. Il nuovo governo avvia trattative con il FIS ed elabora un progetto di legge di "concordia nazionale", votato dal Parlamento e confermato da un referendum popolare, ma alcuni gruppi armati dissidenti, come il Gruppo Armato Islamico (GIA) e il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC), non aderiscono alle condizioni dell'accordo.

 Sottofondo: Patetica (Beethoven)


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