«Non
perdonate i nazisti» E la Stasi lo eliminò
Così sparì
l' ex capo della polizia a Berlino Est Antifascista, a 40 anni fu portato nel
carcere di Hohenschönhausen: di lui furono cancellate tutte le tracce. In
questo articolo di Danilo Taino per il Corriere della Sera vengono ricomposti i
tasselli della sua vita e della sua morte:
BERLINO - Il compagno Robert
Bialek era apprezzato da parecchi nella Sed, il partito che regolava la vita,
ma anche la morte, nella Germania dell' Est. Antifascista specchiato, cinque
anni nelle galere naziste, studente diligente del marxismo, militante puntuale.
Erano però gli anni più cupi della Guerra Fredda, i primi
Cinquanta, e a un alto funzionario di partito, a Berlino, servivano almeno due
cose: assenza totale di senso critico e amici al posto giusto. A Bialek
mancarono entrambe e ora, 52 anni dopo, si capisce cosa probabilmente ciò
ha significato: rapimento su ordine della Stasi - il ministero della polizia -,
corsa in auto alla Hohenschönhausen - il terribile carcere per dissidenti
della città -, torture, morte e totale cancellazione delle prove. La
vicenda di quest' uomo di indiscutibile coraggio era conosciuta, ma le
circostanze della sua morte erano misteriose. Ieri, uno storico che lavora alla
Hohenschönhausen (adesso è un museo), Peter Erler, ha rintracciato un
documento che dovrebbe mettere una parola definitiva alla ricostruzione della
sua vicenda: la registrazione di un ingresso nella prigione, alle 23 del 4
febbraio 1956, di un individuo non identificato e del quale non appare poi più
traccia, nel senso che dal carcere ufficialmente non uscì mai. Quella
stessa notte, alle dieci meno venti, Bialek era stato prelevato dalla sua casa
a Berlino Ovest, dove si era trasferito tre anni prima, in rotta con il
partito. Erler e Hubertus Knabe, il direttore del museo-prigione, dicono di non
avere dubbi: l' ex militante comunista fu ammazzato, a 40 anni, nella galera
della Stasi. Giovanissimo, Bialek si iscrisse ai sindacati giovanili e poi, nel
1933, l' anno della salita al potere di Hitler, al partito comunista. Divenne
amico di Erich Honecker, che poi guiderà partito e Stato. Entrò
in clandestinità fino a quando, nel 1935, fu arrestato e condannato a 5
anni di carcere. Rientrò nella clandestinità e, a nazismo
crollato, iniziò la carriera politica nella Ddr. Fino a diventare in
breve tempo il capo della Volkspolizei, la polizia popolare. A quel punto,
iniziarono i guai. Di base, non era simpatico a Walter Ulbricht, il potente
capo del partito, di cui non condivideva scelte e metodi. E se il numero uno
della polizia non era in buoni rapporti con il dittatore, c' era un problema:
in fondo erano anni di stalinismo vigente, tanto che Honecker dimenticò
l' amicizia giovanile. In più, Bialek era critico della politica di
reclutamento dei funzionari, anche della polizia, che stava riabilitando molti
ex funzionari nazisti. Fu degradato e, quando il 17 giugno 1953 la polizia
della cosiddetta Repubblica democratica tedesca sparò sulla folla che
protestava, ruppe gli indugi e si trasferì con la famiglia a Berlino
Ovest: non c' era ancora il Muro, in quegli anni, ma la scelta di campo
(passare nella zona controllata dagli anglo-americani e non dai russi) fu
giudicata un tradimento. Era diventato un nemico dello Stato socialista. Non
solo. Bialek iniziò a lavorare per il partito socialdemocratico dell'
Ovest e per la Bbc, per la quale raccolse testimonianze sulla vita nella Ddr e
sulla politica del pugno di ferro di Ulbricht. Il peggio, dal punto di vista
della Stasi. Il 4 febbraio 1956, dunque, qualcuno decise che il suo passaggio
in questa vita avrebbe dovuto concludersi, probabilmente per il bene del
proletariato. I compagni della Stasi lo prelevarono in piena Berlino Ovest, lo
portarono facilmente a Est e lo registrarono come numero 2357 nel carcere di
Hohenschönhausen. Ultimo grazie a un antifascista come pochi. Stasi *** La
Stasi era la polizia segreta dell' ex Repubblica democratica tedesca. Aveva 91
mila dipendenti e ufficialmente 300mila informatori: secondo dati recenti, uno
ogni 7 abitanti della Ddr era, a un certo punto della sua vita, un informatore
della Stasi * * * Berlino Est Il carcere dei dissidenti Monumento nazionale
Hohenschönhausen è il famigerato carcere per dissidenti che si trova a
Berlino Est. E qui che venivano rinchiusi, torturati e spesso uccisi gli
oppositori del regime della Ddr, ed è qui che sparì anche Robert
Bialek. Dopo la riunificazione della Germania, il carcere Hohenschönhausen
è diventato monumento nazionale (' 94). Si calcola che in 44 anni siano
passati per il carcere 122mila «dissidenti», e che di un terzo di
questi si siano perse le tracce: tra loro, ex ministri, scrittori e attori. Il
carcere compare anche nel film Le vite degli altri. (Corriere della Sera, 10
aprile 2008, Taino Danilo)
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