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IL REGIME DI ALEXANDER LUKASHENKO IN BIELORUSSIA
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Fonte:
La Stampa, 30 settembre 2008 |
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Bate
Borisov, la squadra cresciuta tra i dittatori
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Prima del calcio -
ricorda il quotidiano La Stampa in un articolo di Giulia Zonca - la città
di Borisov era un punto di cambio. Oggi è il solo motivo per cui
il dittatore Aleksander Lukashenko, appena rieletto presidente a
maggioranza assoluta con molti sospetti sulla libertà di voto, si
concede del tempo libero.
Lukashenko adora lo sport e lo vuole sfruttare. Ha addirittura un piano
di finanziamento per le squadre del Paese. Il patto è che
"facciano crescere giovani campioni bielorussi". Il Bate ha
fatto crescere Aleksander Hleb, oggi al Barcellona, Vitaly Kutuzov, che
ha giocato in Italia tra le altre con la Sampdoria, e Yury Zhevnov
partito per Mosca quest’estate. Si deve poi sottolineare che nove
elementi della nazionale Under 21 provengono dal Bate Barisov.
Lukashenko sfrutta il calcio anche per evitare i controlli democratici.
Quando nel 2003 si è rifiutato di incontrare Leni Fischer, allora
presidente del consiglio europeo, disse che 5000 persone lo aspettavano
allo stadio: "Le partite di chi ci rappresenta sono momenti troppo
importanti". Quando gli chiederanno conto degli ultimi giorni di
campagna elettorale, passati a far tacere i coraggiosi candidati
dell’opposizione e a far sparire chi li sosteneva per le strade,
potrà dire che è occupato con la Champions League,
"momento di orgoglio nazionale". In città, 150 mila
abitanti, lo stadio da 5000 posti è ritenuto troppo piccolo per
ospitare le partite contro Juventus, Real Madrid e Zenit. Il Bate emigra
quindi a Minsk per il calcio che conta, a 80 chilometri di distanza.
E'sulla strada che dovrebbe celare il tesoro di un altro tiranno,
Napoleone. Napoleone ha sostato a Borisov durante la ritirata dalla
campagna di Russia, nel 1812. Secondo la leggenda, quando ha capito di
dover ritirarsi prima del previsto ha deciso di nascondere, in quella
che allora era una boscaglia, le ricchezze con cui intendeva sistemarsi
a Mosca. Ancora adesso, ogni anno, arrivano cacciatori d’oro a
scavare in periferia.
C’è un terzo dittatore però che davvero comanda il
piccolo club arrivato fin qui con il micro budget di 4 milioni di euro:
è Viktor Goncharenko. Ha 31 anni, è il più giovane
tecnico nella storia del torneo, ex difensore del Bate, ha smesso presto
per colpa di un legamento saltato ed è entrato nello staff come
osservatore. Ha gestito i giovani e fatto da vice e dal 2007 guida la
squadra ricalcando le idee del presidente: "Sì - ha detto -
mi definirei un dittatore, la disciplina è la chiave del successo
e le decisioni le può prendere una persona sola. Chi mi ha
preceduto, Igor Kriushenko, era troppo democratico per raggiungere il
successo". Per Goncharenko "giocare per questo club deve
essere un onore". La filosofia è rimasta quella del periodo
sovietico. Questo, anche se il Bate Borisov è di per sé sinonimo
di indipendenza: è la prima squadra che rappresenta la
Bielorussia in Champions League.
Sottofondo: Inno sovietico
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 LUKASHENKO
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