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TRATTI E RITRATTI

  ATTILA

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  • Monarca assoluto

  • Invasioni e morte 

  



ATTILA, RE DEGLI UNNI

 Fonte: Wikipedia

Attila (circa 406 - 453) fu re del popolo degli Unni.
Per la sua ferocia fu soprannominato flagellum dei (flagello di Dio).

Attila; (Atle, Atli in norvegese antico; Etzel in tedesco, nato nel 406 e morto nel 453), fu l’ultimo e più potente re degli Unni in Europa, dove, dal 434 fino alla sua morte, governò un vastissimo impero che si estendeva dall’ Europa Centrale al Mar Nero, e dal Danubio al Baltico. Durante il suo regno divenne il più irriducibile nemico dell’ Impero Romano d’Oriente e dell'Impero Romano d'Occidente; invase due volte i Balcani e, nella seconda incursione, cinse d’assedio Costantinopoli; marciò attraverso la Francia spingendosi fino ad Orleans prima di essere respinto a battaglia di Chalôns e nel 452 scacciò da Ravenna l’imperatore Valentiniano III. Nonostante il suo impero si sia disgregato alla sua morte per la mancanza di successori di un certo rilievo, è diventato una figura leggendaria nella storia europea, che lo ricorda soprattutto come esempio di crudeltà e cupidigia. In alcuni racconti viene celebrato come un grande e nobile re, ed è il personaggio principale di tre saghe norvegesi.

Origini ed esordio

Pare che gli Unni europei fossero il ramo occidentale della stirpe degli Xiongnu (Xiōngnú, 匈奴), tribù nomadi antenate dei Mongoli e dei Turchi, originarie della Cina nord-orientale e dell’Asia centrale. Gli Unni riuscirono ad ottenere la supremazia militare sulle popolazioni rivali, più acculturate e civilizzate, grazie alla loro abilità nel combattimento, alla capacità di spostarsi con una straordinaria facilità e di usare armi come l’arco unno. La data di nascita di Attila si aggira intorno al 406; non esistono dati certi sulla sua infanzia; è probabile, ma non accertato, che già in gioventù fosse un glorioso condottiero ed un guerriero invincibile.

La divisione del regno

A partire dal 432 gli Unni furono riunificati sotto un unico impero governato da Rua; alla sua morte, nel 434, i nipoti Attila e Bleda, figli del fratello Mundjuk, assunsero il dominio di tutte le tribù, nel periodo in cui gli Unni stavano concordando con gli ambasciatori dell’imperatore Teodosio II il ritorno di numerosi fuggiaschi rifugiatisi entro i confini dell’Impero Bizantino. Un anno dopo, Attila e Bleda si incontrarono con i legati imperiali a Margus (l’odierna Po¾arevac) e, seduti a cavallo secondo l’usanza unna, conclusero un accordo molto vantaggioso con il quale i Romani accettarono non solo di riconsegnare le tribù dei fuggitivi, dai quali avevano ottenuto l’appoggio contro i Vandali, ma anche raddoppiarono il tributo allora pari a 350 libbre d’oro romane (circa 114,5 Kg) d'oro, aprirono i mercati ai commercianti unni e pagarono un riscatto di otto solidi per ogni Romano fatto da loro prigioniero. Soddisfatti dell’accordo, gli Unni levarono gli accampamenti dall’impero spostandosi verso i territori interni del continente, forse con l’intento di consolidare e rafforzare il proprio dominio. Teodosio ne approfittò per fortificare le mura di Costantinopoli, costruire le prime mura verso il mare ed erigere baluardi difensivi lungo il corso del Danubio.

Gli Unni non ebbero scontri con i Romani durante i cinque anni successivi, e mirarono all’invasione della Persia; ma una sconfitta subita in Armenia per la controffensiva persiana, li costrinse a rinunciare alla conquista del paese. Nel 440 fecero di nuovo la loro comparsa sui confini dell’impero sanciti con il trattato aggredendo i mercanti sulla sponda settentrionale del Danubio. Attila e Bleda minacciarono una nuova guerra, asserendo che i Romani non avevano rispettato gli accordi presi e che il vescovo di Margus, nei pressi dell’odierna Belgrado, aveva attraversato il Danubio per saccheggiare e violare le tombe dei re degli Unni sulla riva settentrionale. Passarono il fiume e devastarono le città dell’Illiria e le fortezze, tra cui, secondo lo storico Prisco, Viminacium, iniziando la loro offensiva da Margus, poiché, quando i Romani negoziarono la liberazione del vescovo che li aveva offesi, costui passò in segreto dalla parte dei barbari ai quali, a tradimento, consegnò la città. trattato.

Poiché Teodosio aveva rimosso i baluardi sul fiume dopo la presa di Cartagine da parte di Gianserico, re dei Vandali nel 440, e l’invasione dell’Armenia da parte di Yazdegerd II della dinastia dei Sassanidi nel 441, nello stesso anno fu facile per Attila e Bleda aprirsi un varco attraverso l’Illiria per raggiungere i Balcani. L’esercito degli Unni, dopo aver saccheggiato Margus e Viminacium occuparono Sigindunum, l’attuale Belgrado e Sirmium, e poi sospesero le operazioni militari. Seguì un periodo di stasi fino al 442, anno in cui Teodosio richiamò le truppe dal nord Africa ed ordinò che fosse coniata una nuova moneta per finanziare l’azione offensiva contro gli Unni; con questi preparativi, riteneva fosse meglio rifiutare le richieste dei loro re.

La risposta di Attila e Bleda fu la ripresa della campagna d’invasione nel 443; compiendo razzie lungo il Danubio sottomisero i campi militari di Ratiera e conquistarono Naissus, oggi Nis con l’uso di arieti e torri d’assedio, equipaggiamenti militari di nuova concezione. In seguito, si impossessarono di Serica (Sofia), Philippopolis (Plovdiv), e Arcadiopolis,nell'odierna Serbia; affrontarono e sconfissero l’esercito romano alle porte di Costantinopoli e soltanto la mancanza di mezzi di combattimento in grado di far breccia nelle mura massicce della città li costrinse a fermarsi. Teodosio ammise la sconfitta ed inviò l’ufficiale di corte Anatolio a negoziare le condizioni di pace, questa volta più pesanti del trattato precedente. L’imperatore acconsentì a cedere oltre 6.000 libbre d’oro romane (1.963 kg) come sanzione per non aver rispettato i patti durante l’invasione; il tributo annuale fu triplicato fino a 2.100 libbre d’oro (687 kg) e l’ammontare del riscatto di ogni prigioniero romano aumentò fino a 12 solidi.

Soddisfatte per un po’ le loro pretese, gli Unni fecero ritorno nel loro impero. Secondo Giordano (che riporta quanto riferito da Prisco), qualche tempo dopo, nel periodo di pace che seguì alla ritirata da Bisanzio, forse intorno al 445, Bleda morì ed Attila divenne l’unico re; alcuni storici si chiedono se Attila fu il suo assassinò o se la morte fu causata da un’altra ragione; in ogni modo, Attila divenne il capo indiscusso degli Unni e rivolse di nuovo le sue attenzioni verso l'Impero d'Oriente.

 Sottofondo: Cavalcata delle Walkirie (Wagner)

 


ATTILA



 

 

  


 

 

 

VILLAGGIO MONDIALE