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L'emiro Isa bin Salman Al-Khalifa salì al trono nel 1942. Puntò su un elevato livello di sviluppo con lo scopo di trarre vantaggio dal boom del petrolio in Arabia Saudita e in altri paesi arabi. L'emiro rese il Bahrain il principale centro commerciale del Golfo. Ma negli anni '50 l'ondata di nazionalismo arabo provocò il diffondersi in tutta la regione di un forte sentimento antibritannico. Nel 1956, durante la crisi di Suez, ci furono alcune sommosse e la Gran Bretagna inviò un contingente militare in Bahrein. Quindici anni più tardi, la Gran Bretagna annunciò
di voler lasciare il Golfo e il Bahrain proclamò l'indipendenza. Era il 14 agosto del 1971.
Durante gli anni '70 e '80, il Bahrain conobbe una fase di grande crescita, dovuta al rincaro dei prezzi del petrolio. La rivoluzione iraniana causò una serie di dimostrazioni violente a favore dell'Iran tra la fine del 1979 e l'inizio del 1980. Il fondamentalismo islamico non riuscì, comunque, a prendere piede nel paese. Nonostante il calo economico che investì il Golfo alla fine degli anni '80, il Bahrain riuscì a rimanere un paese ricco grazie ai suoi piani di diversificazione economica. Nella seconda metà degli anni '80 il principale cantiere navale del paese fu in
continua attività, impegnato a riparare i carri armati danneggiati durante la guerra Iran-Iraq. Nel 1986, l'apertura della King Fahd Causeway (strada rialzata) tra il Bahrain e l'Arabia Saudita diede un forte impulso agli affari e al turismo.
Gli anni '90 videro il Bahrain indebolito da minacce esterne e lotte interne. Anche se l'attacco con un missile Scud ordinato da Saddam Hussein durante la guerra del Golfo non provocò danni (il missile cadde in mare), i rapporti tra i due paesi si deteriorarono notevolmente. A metà degli anni '90, il rifiuto dell'emiro di portare avanti riforme democratiche causò alcune violente dimostrazioni. Alla fine degli anni '90 il Bahrain collaborò con la missione ONU di monitoraggio dell'Iraq, anche se i rapporti tra il Bahrain e i militari statunitensi si fecero tesi in seguito alla
costruzione di numerose basi militari USA nel Golfo, avvenuta all'inizio del 1998.
A Manama, il 31 dicembre 2000, Bahrain, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman e Emirati Arabi Uniti sottoscrissero un accordo di reciproca difesa, mediante un sistema di allerta e di intercettazione missilistica, per prevenire attacchi da parte dell'Iran o dell'Iraq. Il referendum del febbraio 2001, che ha permesso alle donne di votare per la prima volta, ha comportato il ristabilimento di un regime costituzionale per lo stato, la separazione dei poteri e la trasformazione dell'emirato in regno. Il referendum costituzionale è stato approvato con il 98,4% dei voti validi.
A causa di minacce di attentati terroristici l'ambasciata americana a Manama è stata chiusa dal 10 all'11 settembre 2002. Per assicurare stabilità alla regione ed evitare la guerra, il monarca Hamad bin Isa Al-Khalifa ha offerto ospitalità a Saddam Hussein, con ogni dignità e senza alcuna conseguenza negativa per l'Iraq. Ma l'invito non è stato accolto. Il 21 maggio 2004 la polizia ha caricato la folla di manifestanti indignati per le operazioni militari americane nelle città sante di Najaf e Karbala. Il sultano ha rimosso dall'incarico il ministro degli Interni
(in carica dal 1974), esprimendo il legittimo diritto dei cittadini del Bahrain di esprimere la propria rabbia contro la profanazione dei luoghi sacri. La famiglia reale sunnita convive con una forte comunità sciita che ne ha contestato, in passato, la legittimità. Il Bahrain è sede del comando della flotta statunitense nel golfo Persico.
Fonte: in parte tratto da Microguide Edt
Sottofondo: Romanza (Beethoven)
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